03 Dicembre 2018

5 credenze popolari (in cucina) confermate dalla scienza

Quello tra cibo e salute è un legame antico e di grande valore, che i ricercatori oggi approfondiscono con studi che vanno a verificare antiche tradizioni popolari legate ad alimenti o a pratiche ritenuti indispensabili per il benessere. Scoprendo che spessissimo lo sono davvero.

1 Amaranto, miniera di nutrienti
Le antiche civiltà Maya, Inca e Azteca consideravano questa pianta erbacea annuale un cibo sacro e prodigioso dal punto di vista nutrizionale, da non farsi mai mancare. Non a caso ne avevano fatto la base della loro alimentazione. Grazie agli studi più recenti sappiamo che effettivamente questo cereale è dotato di proteine di alta qualità (simili a quelle del latte) e molto ben assimilabili; l’amaranto è inoltre ricco di calcio, fosforo, magnesio, ferro ed è fonte di fibre. Questo mix di nutrienti è presente nella pianta con un singolare rapporto di proteine, carboidrati e liquidi tanto da attestarsi agli occhi degli scienziati come un toccasana contro lo stress. Ricchissimo di lisina, un aminoacido essenziale raro nei cereali, l’amaranto è privo di glutine e quindi adatto ai celiaci.

2 Vino cotto antinvecchiamento
La scienza ha confermato che i nostri nonni avevano ragione: il vino cotto è davvero un elisir di salute. Perché ricco di antiossidanti, con proprietà antinvecchiamento, anticancro e salvacuore. Uno studio della Facoltà di Agraria dell’Università di Teramo ha evidenziato che il potenziale antiossidante del vino bianco viene triplicato dalla caramellizzazione degli zuccheri e dalla “reazione di Maillard” che si sviluppano durante l’ebollizione del mosto. Il vino cotto infatti si ottiene dalla bollitura e fermentazione del mosto di uve bianche, invecchiato in botti di legno. Il fatto che si beva caldo e aromatizzato con spezie, non fa che aumentare ulteriormente le sue proprietà benefiche e antinfluenzali.

3 Papaya curativa
Nella tradizione africana e sud-est asiatica la papaya è un frutto, oltre che buonissimo, anche importante per le tante proprietà curative. Uno studio dei ricercatori della Russian State Medical University ha avvalorato questo antico sapere dimostrando quanto la papaya sia efficace sulle ferite e sulle ustioni grazie alle sue indiscusse virtù antinfiammatorie e antibatteriche. Il frutto esotico, in pratica, accelera la guarigione delle scottature, indebolendo un enzima prodotto dai microrganismi patogeni che si annidano nelle ferite.

4 Melagrana frutto della vita
Originaria del Medio Oriente, la pianta della melagrana è universalmente considerata simbolo di bellezza e di fertilità. Il frutto è citato come uno di quelli della Terra Promessa nell’Antico Testamento; già gli Egizi 4000 anni fa ne decantavano le tante virtù, e sono tantissime le leggende e le usanze legate alla melagrana in tutte le culture. Ad esempio un’antica credenza cinese attribuisce al frutto la capacità di migliorare la longevità, mentre i babilonesi lo associavano alla resurrezione. A confermare tali credenze ci ha pensato uno studio italo-americano, pubblicato su Pnas, condotto dal dottor Claudio Napoli dell’Università di Napoli e dal dottor Louis J. Ignarro dell’Università della California di Los Angeles, secondo cui il succo di melagrana è un autentico elisir salvacuore. Bevendone un bicchiere al giorno si previene la formazione di placche di grasso nei vasi sanguigni e si riduce il rischio di ammalarsi di aterosclerosi. Favorendo la longevità.

5 Nell’ottone l’acqua si mantiene pura
Uno studio della Northumbria University di Newcastle ha confermato questa antica e popolare credenza indiana: se l’acqua viene conservata in una brocca di ottone si mantiene microbiologicamente pura nel tempo. Dagli studi del microbiologo Rob Reed, emerge che a proteggere l’acqua dalla contaminazione sarebbe la presenza degli ioni di rame liberati dall’ottone. Secondo l’autore dello studio questi sarebbero presenti in quantità non dannose per l’uomo e “anche bevendo dieci litri di questa acqua in un solo giorno non si raggiungerebbe la dose massima raccomandata di rame”.

by Paola Magni