21 giugno 2017

Al G7 hanno vinto Bologna e l’economia circolare

Cosa è successo a Bologna dal 5 al 12 giugno, quando la città si è trasformata nella capitale della sostenibilità in vista del vertice G7 Ambiente.

Il risultato più grande del G7 Ambiente è quello raggiunto dalla città che lo ha ospitato: Bologna, che ha vissuto una delle settimane più intense e internazionali degli ultimi anni. Grazie al contributo di realtà come il network Connect4Climate, i giorni che hanno preceduto il vertice ufficiale tra i ministri dell’Ambiente dell’11 e 12 giugno di Italia, Canada, Francia, Regno Unito, Germania, Giappone e Stati Uniti sono stati caratterizzati da decine di eventi sulla sostenibilità a cui hanno partecipato personaggi internazionali.

Come l’economista Kate Raworth, definita tra le più influenti al mondo dal quotidiano britannico Guardian. Di recente ha scritto il libro “L’economia della ciambella” che tenta di smontare i paradigmi economici tradizionali per dare a spazio a storie e prospettive sorprendenti, che mettono al centro l’uomo del Ventunesimo secolo.

Insieme a lei, ha partecipato al primo forum nazionale sull’economia del 7 giugno anche il “nostro” Luca Mercalli, meteorologo, che ha cercato di modificare l’impostazione del suo discorso puntando sulle scelte delle persone. Dobbiamo “rientrare nei limiti fisici imposti dalla natura per continuare a vivere in modo equo e degno su un Pianeta fatto di risorse finite”, ha detto Mercalli. “E l’economia circolare è uno dei ‘frutti più maturi’ per riuscire nell’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura media globale”. Un’economia fatta dalle azioni di ognuno di noi.

Sulla circolarità, “a Bologna c’è stata una buona risposta da parte del mondo imprenditoriale”, ha aggiunto il ministro dell’Ambiente Galletti. “Le imprese hanno capito che l’economia circolare conviene prima di tutto a loro, sia sotto il profilo della responsabilità sociale che dal punto di vista della redditività. Chi segue il modello circolare distribuisce più dividendi ai propri azionisti”. E le imprese che lo hanno capito c’erano e hanno raccontato la propria esperienza. C’era Andrea Segrè, oggi presidente della Fondazione Fico, che ha fatto della lotta allo spreco alimentare la sua missione di vita. C’era Emanuele Bompan che ha scritto un libro dal titolo chiaro e deciso, “Cos’è l’economia circolare” e tra gli autori dell’atlante sul water grabbing. C’era il presidente di Alce Nero, Lucio Cavazzoni, che da anni punta sull’agricoltura biologica per cambiare il rapporto tra e delle persone con la terra: verso una forma di sviluppo che cancelli il concetto di “estrazione” (e quindi distruzione) delle risorse naturali dal suo vocabolario.

Ah, alla fine i ministri hanno anche dato vita a una dichiarazione finale che non ha sorpreso. Se non che è stata annunciata come adottata all’unanimità salvo poi un asterisco degli Stati Uniti che hanno voluto restare fuori dai paragrafi 2 e 6, quelli dedicati al clima e alle Multilateral development bank, le banche multilaterali per lo sviluppo, “sulla base del recente annuncio di ritirarsi e cessare immediatamente l’implementazione dell’Accordo di Parigi e degli obblighi finanziari collegati”.

Come dicevo, nulla di sorprendente.

by Tommaso Perrone