01 novembre 2018

Alla scoperta dell’Etruria

Uno dei viaggi che ricordo con più piacere della mia infanzia è stato quello che ci ha portato alla scoperta dell’Etruria. Correva l’anno 1991, avevo 5 anni e con l’intera famiglia ci eravamo imbarcati in questa avventura (senza prenotazioni e senza programma dettagliato) alla scoperta dell’Italia. Le tappe del viaggio venivano definite via via, percorrendo senza fretta in un assolatissimo 15 agosto, le strade italiane deserte. E, come accade nei viaggi non premeditati, ci siamo ritrovati nella Toscana dell’VIII secolo a. C., terra che, all’epoca, si chiamava Etruria.

La civiltà etrusca si è sviluppata sino al VI secolo a. C., con la creazione di città-stato (tra cui Roma!), finchè furono annessi e diventarono parte della civiltà romana, scomparendo lentamente all’interno di quella compagine. Dei fasti delle città-stato non è stato tramandato poco nulla tranne le necropoli, che ci hanno insegnato cosa sia stato la cultura etrusca e che effetto abbia avuto su quella romana (furono loro i creatori della famosissima lupa di bronzo di Roma alla quale vennero aggiunti Romolo e Remo e che oggi è conservata ai Musei Capitolini!).

Ma tutte queste cose io, bambina cinquenne, non le conoscevo e nemmeno le immaginavo e, dopo un pranzo a Livorno, siamo capitati (non so quanto consapevolmente), nel complesso del Parco archeologico di Baratti e Populonia.

Populonia, cosa quasi unica nel suo genere rispetto alle altre città stato, si trova in posizione panoramica sul golfo di Baratti, affacciandosi al mar Tirreno. All’epoca la visita era semplice, si arrivava, si parcheggiava, si pagava il biglietto di ingresso e si iniziava la visita in modalità “self”. Mi ricordo la sensazione di pace, i pini marittimi che profumavano l’aria, il caldo e la terra luccicante (ho scoperto poi essere ricca di ferro) che si appiccicava ai miei sandali, mentre scendevo lungo la collina visitando le varie necropoli e scoprivo la differenza, tramite l’aiuto di mia sorella, tra tombe a tumulo, a pozzetto o a edicola.

E’ difficile spiegare ora lo stupore di una bambina che, senza sapere in maniera chiara cosa sia l’archeologia, si ritrovava a sperimentare la sensazione di essere l’unica in quel luogo e in quel momento, intenta a svelare il mistero di una civiltà sconosciuta.

La visita proseguiva all’interno del Museo, contenente i reperti ritrovati nelle tombe, anfore e sarcofaghi che raccontano la storia di un popolo colto, in grado di prosperare ed imparare le tecniche di estrazione ed utilizzo del ferro ma allo stesso tempo innovativo anche nell’ambito sociale, poiché davano alla figura della donna uno spazio d’azione molto più ampio rispetto al panorama delle civiltà che li circondavano.

Il sito archeologico, negli anni, ha raggiunto il web, dandoci la possibilità di reperire informazioni che nel 1991 erano sconosciute. Populonia è parte del Parco Naturale della Val di Cornia, (http://www.parchivaldicornia.it/it/), il sito fornisce orari, informazioni in merito alle riduzioni e tariffario per gli ingressi (è possibile acquistare un “pass giornaliero” per tutti i siti etruschi/medioevali/naturali del parco).

Ma se Populonia non avesse ancora placato la vostra fame di Etruria… Poco distante ci sono altri due siti, Vetulonia e Roselle.

E proprio su Roselle si innesca un altro ricordo, indelebile (perché lo conservo gelosamente nella libreria). Un anno dopo il nostro viaggio, durante l’estate tra la prima e seconda elementare, avevo ritrovato in casa il libro “Robi e la collana etrusca” di Annamaria Ferretti, che raccontava di una ragazzina con una zia archeologa impegnata negli scavi della necropoli di Roselle…

E leggendo ricordavo un viaggio, la sensazione di “famiglia” e la meraviglia di un’esperienza indimenticabile. E voi? Quale viaggio in famiglia ricordate con più “calore”? Fatecelo sapere! (e buona scoperta!)

Eleonora Fiore, Tourism Talent Factory

by Eleonora Fiore