24 ottobre 2018

Civic Media Art, cibo per la mente

C’è un filo rosso che unisce tutti gli eventi di Civic Media Art che si sono tenuti al quartiere Adriano di Milano dall’ottobre scorso fino ad aprile. Non è l’arte in generale, e non sono nemmeno gli striscioni che hanno unito tutta l’area in una sorta di diario a cielo aperto. È la cucina: i piatti e il cibo che hanno permesso di creare un’atmosfera intima e conviviale in ognuna delle tantissime occasioni di socialità che si sono presentate nel corso di questi lunghi mesi.

Dai primi incontri conoscitivi fino al camp durante il quale si sono studiate le modalità per portare i lavori di Kevin Van Braak nella periferia nord milanese; dalle feste di quartiere alle difficili giornate di installazione degli striscioni, per arrivare al sabato conclusivo di festa e creazione partecipata della seconda opera d’arte creata con la collaborazione degli abitanti di Adriano. Ognuna delle decine di eventi, incontri, strette di mano, collaborazioni e anche scontri è stata battezzata anche grazie alla cucina.

È una storia che comincia con il riso giallo. Siamo a Milano, d’altra parte. Ma se state pensando ai piatti tipici della tradizione meneghina, vi sbagliate. Nella prima cena che ha radunato attorno a un tavolo Kevin Van Braak (l’artista olandese che ha concepito le due opere d’arte con cui è culminato il lavoro partecipativo di Civic Media Art), il gruppo di cheFare (che ha organizzato il progetto) e gli abitanti del quartiere (che hanno fatto in modo che tutto ciò diventasse realtà), ai fornelli ha deciso di mettersi la moglie di Kevin, Dini Arisandi; nazionalità: indonesiana

 

E così, il riso giallo che quel giorno approda in Adriano non ha nulla a che vedere con il risotto allo zafferano. È il nasi kuning, a base di latte di cocco e curcuma. “È un piatto dai tanti significati simbolici e di buoni auspici”, racconta Dini Arisandi. “Dev’essere percepito come se fosse un lingotto d’oro, anche per questo viene servito spesso nelle occasioni di festa, per dare il benvenuto agli ospiti o per iniziare le cerimonie. È un simbolo di fortuna, prosperità, benessere e dignità”. Un piatto che in Indonesia è diffuso un po’ ovunque, da Java a Sumatra, da Bali a Sulawesi.

Ma la cena organizzata da Arisandi – che non è una cuoca professionista, ma a cui, come racconta lei, “piace cucinare per rendere le persone felici” – non si limitava certo al nasi kuning. Le portate complessive erano undici: rendang di carne (uno dei cinque piatti nazionali indonesiani ufficialmente riconosciuti), balado di melanzana (piatto caldo e piccante originario di Sumatra), bihun goreng (noodles di riso), frittelle di mais e altro ancora. La prima occasione per costruire un rapporto tra l’artista olandese e gli abitanti di Adriano, quindi, si consuma attorno a piatti indonesiani.

Il cibo riconquista così il suo valore conviviale, diventa un gesto di scambio e un momento di incontro; e continuerà a rivestire questo ruolo anche nelle occasioni successive. Nei faticosi e complessi tre giorni di camp, è proprio la possibilità di staccare a pranzo e radunarsi all’aperto – approfittando dei cesti offerti da sponsor come Alce Nero – che consente di creare nuove relazioni, scambiare idee e ideare nuovi progetti. Ma soprattutto, è il cibo che si trasforma nell’offerta simbolica che permette di aprire le porte del quartiere, ed entrare nelle case dai balconi delle quali svetteranno gli enormi striscioni che per quasi un mese hanno abbracciato tutto Adriano.

Ed è sempre il cibo, in questo caso una torta della Pasticceria Rossella, che è in grado di mutare ancora e prendere la forma di un messaggio; attraverso il quale diffondere la voce del progetto che sta prendendo piede in zona. Infine, nella giornata conclusiva – durante la quale, tra incontri, musica e teatro, si è concretizzata la seconda opera d’arte di Kevin Van Braak; che, attraverso 400mila puntini apposti dagli abitanti, fa riemergere tre città com’erano prima di venir sfigurate dalla guerra (tra cui Milano) – il cibo diventa ricompensa, un gesto di ringraziamento nei confronti di chi ha reso possibile tutto ciò.

È questa la forza della cucina: diventare di volta in volta uno strumento per conoscersi, un’offerta che convince ad aprire la porta a sconosciuti, un messaggio e un ringraziamento per la collaborazione offerta. Ma che il cibo potesse rappresentare tutto ciò, all’inizio del progetto Civic Media Art, non lo poteva immaginare nessuno.

Articolo di Andrea Daniele Signorelli per che-Fare

by che-Fare