29 Novembre 2018

Dal Gargano a Lecce

Nell’estate del 2017 ho preso parte ad uno dei viaggi più belli della mia vita. Sarà stata la compagnia o il fatto di avere “carta bianca” sui luoghi da visitare… Fatto sta che per decidere l’itinerario ognuno ha messo sul tavolo delle mete. Una volta definiti i punti il processo di elaborazione (distanze, dislocazione geografica, giro migliore per poter includere le mete…) sarebbe venuto da sé.

Siamo arrivati in Puglia in serata, dopo una tappa in Emilia e nelle Marche. Prenotando ogni giorno non sapevamo mai con precisione dove avremmo dormito la sera. E questo ha aumentato la sorpresa del viaggio!

La prima tappa in Puglia è stata Peschici. Innanzitutto perché c’era posto. In seconda battuta perché eravamo interessati alle aree protette del Gargano. Ed in terza battuta perché i paesini arroccati sulla roccia, di origine medievale e con tanto di castello sono tra le mete che preferisco!

Abbiamo raggiunto in un intrico di curve il nostro B&B, verso le 22:30 e, titubanti nel non trovare nulla di aperto per cenare, ci siamo spostati verso il paese. La periferia piena di macchine doveva farci presagire che c’era qualcosa in serbo… Ma non potevamo sapere che fosse la festa di Sant’Elia e che tutto il paese era addobbato da luminarie. La scena che mi ha più colpito è stata la gente, bambini, adulti, anziani, tutti in strada, nelle piccole vie del borgo a mangiare, chiacchierare e ballare. I negozi aperti e le osterie stracolme di persone. In mezzo ai passeggini (senza pericoli perché l’area è pedonale) abbiamo vagato senza cartina mentre con gli occhi tentavo di fermare ogni istante. Un gatto su un balcone, una signora che ballava, l’insegna di un locale fatta con una vecchia porta di legno… tutto mi sembrava importante. E durante il nostro scoprire abbiamo cenato (a mezzanotte) con un’ottima paposcia, pasta di pizza in una lunga striscia, condita come meglio si preferisce.

Il mattino seguente, sciamata la folla, il paesino ha offerto molto… innanzitutto le sue bellissime porte di accesso, protette da torri, (che la sera precedente ci eravamo persi per via della folla, scorci pittoreschi sul mare, un castello medievale conservato e visitabile con all’interno il museo della tortura (che da’ sicuramente da riflettere) e la sensazione di un luogo decisamente fermo nel tempo, con vicoli strettissimi e case incastonate l’una sull’altra e, non per ultimi i trabucchi, (costruzioni di pali di legno con fili e carrucole, utilissimi per la pesca dei pesci di passaggio).

Ma il viaggio proseguiva e l’obiettivo era cogliere cosa potesse offrire il Gargano. Proseguendo lentamente sulla provinciale 82 abbiamo seguito la costa, verdissima di pini d’Aleppo e ci siamo ritrovati all’ora di pranzo nella baia di Sfinale.

Il locale pienissimo si affacciava su una spiaggia ampia e, nell’attesa di un tavolo, i gestori ci hanno lasciato tempo per un bagno con vista sulla torre ed un riposino al sole… E dopo aver nuotato, letto ed ordinato il pranzo ho scoperto la meraviglia di una cosa semplice come il giocare a carte imparando a giocare a scopa. E questa abitudine non l’abbiamo più persa, infatti viaggiamo con il mazzo in valigia (very old style entertainment…). Il viaggio prosegue verso Vieste (ovviamente inserita all’interno dell’itinerario all’ultimo…). Come per Peschici ad affascinarmi sono state le strade di scalini e pietra bianca, le piazzette e il lento salire verso la cattedrale ed il castello. Nuovamente bambini, famiglie ed anziani lungo le strette vie seduti al di fuori della soglia di casa a raccontarsi la giornata mentre il sole lentamente scendeva sulla cittadina hanno colorato il nostro viaggio, dandoci la possibilità di osservare da vicino il quieto vivere del luogo. Vieste è inoltre sede di una bellissima (e tristissima leggenda) che coinvolge il Pizzomunno, (il gigante monolite di pietra bianca di fronte alla spiaggia omonima). Pizzomunno era un giovane pescatore di Vieste, bello e innamorato di Cristalda. Le sirene, vedendolo ogni giorno solcare il mare con la sua barca, avevano tentato ogni astuzia per ammaliarlo e farne il loro re, ma lui non si era mai lasciato incantare dalle loro lusinghe. Durante una notte, le sirene, pazze di gelosia, rapirono Cristalda, che aspettava sulla spiaggia il ritorno del suo innamorato, per trascinarla nel fondo degli abissi. Pizzomunno cercò Cristalda ovunque e, il giorno successivo, i pescatori lo ritrovarono pietrificato dal dolore sulla spiaggia. Il Pizzomunno, da allora, attende la sua Cristalda, che si dice possa incontrarlo ogni cento anni.

Lasciando il Gargano con l’immagine del Pizzomunno (ed un aperitivo con vista mozzafiato in corpo) abbiamo guidato lentamente verso Lecce.

Come al solito siamo arrivati a sera inoltrata, abbiamo parcheggiato la macchina e dopo una doccia ci siamo avventurati alla scoperta della città. In pochi minuti ci siamo ritrovati nel centro storico, tra palazzi barocchi e ragazzi in strada a bere birra seduti su sdraio e dondoli… e tutta la città sembrava animata di vita, musica dal vivo e locali in uno splendido parterre pedonale (per questa volta senza Sali e scendi). Con una birra locale in mano ci siamo seduti in un vicolo vicino alla Cattedrale a mangiare la puccia, un panino con le polpette, mentre la vita scorreva intorno a noi.

Il giorno successivo, la città, bianca e ocra nelle pietre che la compongono, splendeva sotto il sole, mentre meravigliata scoprivo il Duomo che ha un’entrata sulla piazza ed un’uscita su una via secondaria, la Basilica di Santa Croce, le mille gallerie d’arte, i piccoli negozi antiquari lungo il centro storico, i mercatini (dove ho frugato per un’ora in cerca di libri), l’anfiteatro romano perfettamente conservato (ed ancora utilizzato per spettacoli) vicino alla bellissima piazza di Sant’Oronzo, il castello dai soffitti altissimi, fresco e riposante, le granite ed i pasticciotti per i tanti caffè del centro.

E poi i decori, gli sfarzi ed i ghirigori del barocco, che ti avvolgono in ogni scorcio ed in ogni palazzo. Lecce, la città delle Chiese, ricca di storia, di sacro e di profano.

Un viaggio, una regione e le sue meraviglie, che sono state un dono, che ho avuto la fortuna di ricevere e che spero trasmettano anche a voi le mille sensazioni che ho percepito.

Partirete? Fatemi sapere!
Eleonora Fiore

I miei P.S.

Il sito ufficiale del Parco del Gargano 

Per non perdersi nulla di Peschici 

La baia di Sfinale, protetta dalla sua Torre 

A Vieste, ascoltando la storia di Cristalda e Pizzomunno grazie a Max Gazzè

Lecce, barocca e bellissima 

by Eleonora Fiore