21 luglio 2017

Doggy bag, un oggetto piccolo ma rivoluzionario per la lotta agli sprechi alimentari. Ovunque

Un oggetto semplice, ma per un gesto potente. La doggy bag sta lentamente entrando negli stili di vita degli italiani, aprendo così un varco sul fronte della lotta agli sprechi. Quelli alimentari, infatti, avvengono in gran parte nelle mura domestiche, ma anche negli spazi pubblici, dai ristoranti fino alle mense scolastiche ed ospedaliere.

Partiamo dai ristoranti, dove circa un terzo dei piatti che vengono serviti finiscono poi nella spazzatura. A fronte di una percentuale ancora altissima (il 25 per cento) di italiani che considerano la doggy bag «una cosa volgare e da persone maleducate», e non sappiamo a quale galateo fanno riferimento, ci sono poi quasi il venti per cento dei clienti dei ristoranti che la chiedono regolarmente. Certo: non siamo in Francia, dove la doggy bag è diventata obbligatoria per tutti i ristoranti che hanno più di 180 posti a sedere. E non siamo in America, dove da quando Michelle Obama si è fatta fotografare all’uscita di un locale con la sua doggy bag, questo oggetto è diventato molto cool, di tendenza. Siamo in Italia, e tutto procede più lentamente, ma già si inizia a parlare, come abbiamo fatto sul sito Non sprecare, di un’ipotesi interessante: concedere uno sconto sulla tassa dei rifiuti ai ristoranti che danno in omaggio ai loro clienti la doggy bag.

Sulla base di un principio che mi sembra sacrosanto e che deve stare alla base delle politiche per la riduzione dei rifiuti: chi sporca meno, paga meno. Al contrario, chi sporca di più paga di più. E sempre in Italia, bisognerebbe consentire l’uso della doggy bag anche negli ospedali, favore dei familiari che vanno a trovare i pazienti, per contribuire alla riduzione dell’enorme quantità di cibo dei pasti (tra l’altro distribuiti a orari improbabili) che finiscono puntualmente nell’immondizia. Quanto alla scuola (qui lo spreco alimentare nelle mense sfiora il 50 per cento), gli esperimenti per introdurre la doggy bag si stanno moltiplicando in tutta Italia. Siamo partiti in Lombardia e in Piemonte, da Como a Milano, e piano piano siamo arrivati anche a Pescara, Napoli e in Sicilia. Abituare gli alunni, e le loro famiglie, all’uso della doggy bag in questo caso significa centrare un doppio obiettivo antispreco. Primo: si riducono gli scarti alimentari. Secondo: si espande un’educazione ispirata proprio alla cultura della lotta agli sprechi.

Un buon punto di partenza, per formare nuove generazioni più attente delle precedenti allo scandalo dello spreco del cibo. Uno spreco che Papa Francesco ha bollato così: «Il cibo sprecato è il cibo rubato alla mensa dei poveri». Chiaro per tutti?

by Antonio Galdo