24 ottobre 2016

Ecco quando e come ho imparato ad ascoltare il mio stomaco

Mangiare bene passa dall’ascolto del corpo.

Una dieta che è esperienza e formazione diventa l’occasione per scoprire cosa significa mangiare per nutrirsi e non per ingurgitare, cosa faccia bene al corpo e cosa lo renda forte e energico per vivere meglio.

Non si dimagrisce affamandosi ma imparando ad amare il cibo, la sua qualità e il benessere che porta al nostro corpo.
La vera svolta, durante una dieta, avviene quando cominci ad ascoltare il tuo stomaco. Per me è stata una rivelazione, una di quelle cose che qualcuno mi aveva detto in passato, ma non avevo mai compreso appieno: un giorno è avvenuta.

Quando ho iniziato a seguire un regime alimentare controllato e ipocalorico, per non intristirmi a causa di porzioni più moderate, ho cominciato a masticare di più, a mangiare con lentezza e a guardare con occhi diversi il cibo.

Questa strategia mi è stata utile per abituare il palato ad assaporare e lo stomaco a digerire meglio: sono stata un’obesa vorace, ho sempre mangiato con rabbia e non ho mai “ascoltato” i segnali che mi lanciava il mio corpo.

Dopo mangiate epocali, nella mia vecchia vita, mi ritrovavo con la pancia gonfia, l’addome rigido e una sensazione di disagio per tutto il corpo: avevo imparato a fare l’abitudine a tutto e non riuscivo più ad accorgermi dei segnali che mi mandava lo stomaco.

Con la muta tutto è cambiato.

– I sapori del cibo hanno cominciato a prendere forma: masticare in maniera corretta e costringermi a mangiare con lentezza, seduta a tavola e senza fare 4 cose contemporaneamente è stato fondamentale. Ho eliminato la brutta abitudine di pranzare al tavolo di lavoro, senza nemmeno rendermi conto di quello che mettevo nel piatto (o infilavo direttamente in bocca!).

– Grazie al movimento, ho iniziato ad ascoltare i segnali del mio corpo, a capire cosa mi faceva sentire più o meno energica quando tornavo a casa in bicicletta o facevo una camminata serale. Per un periodo, per esempio, mi sono accorta che i pomodori mi davano molto fastidio, togliendomi energie e ho smesso di mangiarli. Mi è bastato ricominciare a fare attività fisica per “sentire” il corpo e lo stomaco: quando ti muovi non puoi mentire e se presti orecchio alle sensazioni che provi e fai caso a quello che hai mangiato, è semplice capire cosa ti fa stare bene e cosa no.

– Non mi sono più accontentata: pur di mangiare, ho ingerito qualunque cosa troppo a lungo. I carboidrati erano diventati una vera e propria droga e se – per esempio – viaggiavo, non c’era nulla di meglio che entrare in una pasticceria e acquistare il prodotto più burroso di tutti per sentirmi “bene”. Il bene cui mi ero abituata era una scarica di endorfina che mi procurava una sensazione di piacere immediato che sfumava immediatamente in dolori diffusi e stomaco pesante. Imparare a scegliere le cose buone da mangiare, il momento giusto per farlo e prodotti di qualità, mi ha permesso di selezionare i momenti in cui concedermi qualche “peccato di gola” e quelli in cui sentirmi appagata da cibi leggeri ma ricchi di proprietà nutritive.

– Ho imparato a dire no: no al gelato, anche se tutti lo mangiano, no a bibite gassate o alcoliche, anche se sono a una festa. Non rinuncio a priori, ma mi modero e se la mia vita sociale è in un periodo a alta intensità, ogni tanto invece del bicchiere di vino prendo un centrifugato e non mi sento nemmeno troppo “sfigata” nei confronti dei miei amici: il lusso di avere superato i 40 anni è anche quello di una maggiore e serena consapevolezza di sé.

– Oggi riesco a capire cos’è fame e cosa invece è golosità e ogni tanto assecondo anche la golosità, ma quando lo faccio, succede con criterio.

E tu, hai mai provato ad ascoltare il tuo stomaco davvero?

 

 

by Francesca Sanzo