04 settembre 2017

Endometriosi: il ruolo degli interferenti endocrini nella catena alimentare

L’endometriosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di endometrio in sede extrauterina; colpisce il 10-18% delle donne in età fertile. Seppur considerata una patologia benigna, può essere molto invalidante in quanto comporta uno stato di infiammazione cronica. Le donne affette soffrono principalmente di dolore pelvico, che si acutizza in concomitanza del ciclo mestruale, a cui possono essere associate altre condizioni, come gonfiore addominale, scarsa resistenza alle infezioni, affaticamento cronico. Cosa più rilevante è che l’endometriosi può essere causa di infertilità nel 30-40% delle donne che ne sono affette.

Tra le cause predisponenti all’endometriosi, recentemente è emerso che l’esposizione a sostanze esogene quali pesticidi, diossine, ritardanti di fiamma, ormoni utilizzati in allevamenti intensivi e composti definiti interferenti endocrini, può giocare un ruolo importante nella insorgenza della patologia: queste sostanze, infatti, si legano ai recettori degli estrogeni presenti nelle cellule, alterandone così il normale funzionamento, con effetti anche gravi sulla salute. Un recente studio francese (Environ Int. 2016 Dec;97:125-136) ha evidenziato che le donne affette da endometriosi severa avevano nel sangue, e nel tessuto grasso, una concentrazione elevata di diossine e pesticidi organoclorurati.

Caratteristica di questi inquinanti è che sono persistenti nell’ambiente, quindi capaci di bio-accumularsi nella catena alimentare e di restare immagazzinate nel grasso corporeo della donna per parecchi anni. Questo significa che l’esposizione a queste sostanze può essere molto precoce già nell’età fetale – che rappresenta un periodo molto delicato per lo sviluppo dell’apparato riproduttore – ma gli effetti tossici si manifestano in anni successivi dello sviluppo o in età adulta. Come nella donna, anche negli alimenti ad esempio le diossine si accumulano nella parte grassa: alimenti che possono risultare contaminati sono latticini, latte, tuorlo d’uovo, pesce e carne grassa.

Ecco quindi che tra le indicazioni nutrizionali di una donna affetta da endometriosi, è fondamentale tenere conto di vari aspetti: in generale viene sconsigliato l’abuso di carni rosse, latticini e latte che stimolano la produzione di prostaglandine infiammatorie PGE2 e PGF2A. In più il latte vaccino presenta un contenuto di 17-β-estradiolo e di estrone abbastanza elevato e quindi non indicato per chi necessita di una dieta a basso tenore estrogenico, come le donne affette da endometriosi. Se si tiene poi conto che questi alimenti, se prodotti in aree inquinate o con utilizzo di ormoni o pesticidi nei mangimi animali, possono anche essere contaminati da diossine che si legano alla componente grassa, si capisce come sia fondamentale controllarne la provenienza, la filiera e la modalità produttiva, se consumati.

Quali consigli nutrizionali allora dare ad una donna affetta da endometriosi? In generale, dato lo stato infiammatorio cronico della patologia è molto importante cercare di contenere questa condizione mediante una dieta adeguata nutrendosi di cibi anti-infiammatori. Pertanto le raccomandazioni saranno di consumare molte fibre vegetali, via libera quindi a verdura, legumi cereali integrali e frutta, da preferire di agricoltura biologica per evitare i pesticidi; sì anche ad olio extravergine di oliva e pesce azzurro – almeno due porzioni alla settimana. Sono invece da ridurre o eliminare dalla dieta carni rosse, insaccati e grassi animali, margarina, lo strutto ed i prodotti contenenti acidi grassi idrogenati, zuccheri semplici, cibi ricchi in fitoestrogeni naturali, quali la soia bevande contenenti zucchero o caffeina, soprattutto bevande energetiche, ma anche caffè e tè, alcool, e cibi contenenti conservanti e coloranti (in scatola o confezionati).

by Renata Alleva