16 Novembre 2018

L’Eroica

C’era una volta il ciclismo, quello che entusiasmava per le imprese epiche dei grandi campioni del passato, quello di Bartali e Coppi, quello delle figurine, quello dei “tappini” e delle biglie con il volto del campione portati in spiaggia.

A rievocare quel ciclismo, quelle tradizioni, c’è oggi l’Eroica: l’evento che porta tutti gli anni 8.000 partecipanti provenienti da 30 paesi del mondo, a pedalare nella stupenda cornice della valle del Chianti in sella a biciclette realizzate, per convenzione, prima del 1987, anno che simboleggia il passaggio tra i vecchi e i nuovi materiali costruttivi.

Oltre a bici simbolo del ciclismo classico, ogni partecipante all’Eroica è tenuto a presentarsi (e lo fa volentieri) in rigoroso abbigliamento tipico di quegli anni, dove la maglia di lana e il cappellino con la visiera all’insù erano gli innegabili protagonisti.

Quest’anno, per la prima volta, ho coronato il sogno di essere tra i partecipanti al via e con questo breve racconto provo a trasmettervi quello che ho provato. Statemi in scia, seguitemi.

La mattina della partenza, fissata a Gaiole, si respira passione vera. La percepisci notando lo sguardo delle persone: occhi pieni di emozione e buoni sentimenti. A sviluppare una marea di altre mitiche sensazioni, ci penseranno le salite, le discese e le strade, in generale, che caratterizzano un percorso meraviglioso. Salite da affrontare lentamente, guadagnando metro dopo metro, ascoltando solo il rumore della catena, del cuore che pulsa e del cinguettio di qualche uccellino che tenta, riuscendoci, di distrarti dalla fatica.

Arrivando in cima ad ogni asperità, lo sguardo si apre all’orizzonte e stai pure certo che in ognuno di questi momenti avrai sempre al tuo fianco un altro eroe come te, pronto a condividere quel panorama e quei genuini sentimenti provati alla partenza.

Sì, perché l’Eroica è tutto questo e molto di più: è vita sana, è una, cento, mille emozioni.

La ami perché la desideri, vuoi farne parte, ma poi la odi per quella struggente fatica che il percorso ti impone, poi torni ad amarla non appena il battito cardiaco torna a scendere: sentimenti che corrono racchiusi in quelle ore sui pedali, quel tempo in cui hai modo di pensare, di sorridere, di imprecare e di godere.

Per chi, come me, ha come primo ricordo del ciclismo l’incredibile record dell’ora di Città del Messico di Francesco Moser (23 gennaio 1984, il giorno del mio decimo compleanno), ritrovarsi a pedalare all’Eroica, sentendoti un vero ciclista di altri tempi, diventa qualcosa che va oltre la gara. Su quelle bici d’acciaio e con quelle divise in lana dai colori spesso improbabili, ma bellissime, mi sono sentito un vero eroe epico.

“La gara”, alla fine, è un intenso viaggio. Non per celebrare un vincitore ma per trovare quello che non avresti creduto di avere.

Sì, perché all’Eroica vincono tutti e non perde nessuno; nessuno ti chiederà mai “quanto sei arrivato?” o “che tempo hai fatto?”, perché sono aspetti che qui, meravigliosamente non interessano a nessuno. Succederà invece che ti sentirai e sarai, prima di tutto, l’eroe di te stesso.

Davide Mazzocco, Sunrise bike

Eroica 2018

by Davide Mazzocco