01 febbraio 2017

Gli effetti della fusione Bayer-Monsanto sul cibo

Perché una “multinazionale chimica” vuole anche gli ogm

Monsanto e Bayer sono diventate una sola gigantesca multinazionale in grado di controllare tutto il settore della chimica per le persone. Così l’accoppiata ogm e glifosato potrebbe presto finire anche sulle tavole degli europei.

Correva l’anno 2016, in particolare il mese di settembre quando la multinazionale chimica e farmaceutica Bayer, che ha sede in Germania, riesce ad acquisire l’americana Monsanto, l’azienda leader nella produzione di pesticidi, diserbanti e sementi geneticamente modificate (ogm) che resistono ai fitofarmaci che produce. Le trattative durano cinque mesi e dopo qualche tentennamento la Monsanto ha dice sì alla proposta di matrimonio da 66 miliardi di dollari (quasi 62 miliardi di euro), debiti accumulati compresi. La fusione, secondo le previsioni, dovrebbe compiersi entro la fine del 2017 e consentire a Bayer di aumentare in modo consistente il fatturato derivante dal comparto agricolo.

Il profitto prima delle persone
Non è la prima volta che Bayer cerca di inglobarsi una società il cui core business è l’agricoltura. Già nel 2015, infatti, aveva tentato lo stesso approccio con la concorrente svizzera di Monsanto: Syngenta. Ma perché tutto questo interesse verso aziende che producono fitofarmaci e creano sementi ogm?

“Il direttore di Bayer, come altri imprenditori analoghi, pensa di poter sfamare il mondo attraverso un sistema chiuso, controllato in tutte le sue parti. Queste persone pensano di poter aumentare la produzione e di sfamare una popolazione in crescita costante”, ha dichiarato lo scrittore e giornalista Stefano Liberti, autore – tra le altre cose – de ‘I signori del cibo’, intervistato a Ferrara durante i giorni del festival del settimanale Internazionale.

Il cibo come commodity
In questo modo si cerca di trasformare il cibo in una commodity, di trasformare il sistema alimentare in una branca della finanza su cui gli speculatori possono investire senza pensieri, consapevoli che il “mercato del cibo” non subirà la stessa sorte del mercato immobiliare, esploso come una bolla di sapone nel 2008. I dati, infatti, parlano chiaro: la domanda alimentare è in aumento perché in aumento è il numero di persone sulla Terra: la previsione è di 9 miliardi di abitanti nel 2050 a fronte dei 7,4 miliardi di inizio 2017.

“La mia suggestione iniziale, poi confermata dalla ricerca sul campo, è che quando il mercato azionario è entrato in crisi nel 2008, la speculazione si è spostata dal settore immobiliare a quello agroalimentare perché era considerato un investimento sicuro, un bene rifugio che avrebbe consentito di fare maggiori profitti, meno volatili, a fronte di una crescita demografica che vuol dire un conseguente aumento del fabbisogno alimentare. Il sistema è stato dunque ‘finanziarizzato’ schiacciando verso il basso i costi e dando vita a industrie enormi che hanno fatto dell’economia di scala il loro obiettivo. E fagocitando i produttori più piccoli”, ha precisato Liberti.x

L’agricoltura europea è a rischio
In questo contesto viene più facile ipotizzare i motivi di questa fusione. Bayer, infatti, “fagocitando” Monsanto ha aggiunto nel suo portfolio di prodotti chimici anche il Roundup che contiene il glifosato come principio attivo, uno degli erbicidi più discussi degli ultimi mesi che ha provocato una frattura all’interno dell’Unione europea in merito al rinnovo (o meno) del suo utilizzo in agricoltura. La Germania, in particolare, madrepatria della Bayer, si sarebbe astenuta in caso di voto sul rinnovo del glifosato in Europa. Una spaccatura che tornerà evidente il 31 dicembre 2017, quando scadrà il rinnovo unilaterale voluto da Bruxelles per sopperire al vuoto lasciato dai 28 paesi europei sulla questione. Stessa data, guarda caso, in cui si presume verrà portata a termine anche la fusione Bayer-Monsanto. A quel punto per fermare un nuovo rinnovo ci vorrà molto di più di una semplice petizione popolare. Il rischio che l’Europa diventi terreno, è proprio il caso di dirlo, anche per una società fatta di chimica e sementi transgeniche come Monsanto, finora lasciata ai margini grazie a politiche di prevenzione che mettevano al primo posto la biodiversità e la salute dei cittadini, sarà altissimo.

by Tommaso Perrone