24 agosto 2016

Io sono climatariano. E forse anche tu

Chi vuole sconfiggere i cambiamenti climatici può seguire questa dieta

Chi sono i climatariani e perché la loro motivazione è così forte da poter convincere sempre più persone a cambiare regime alimentare.

L’agricoltura destinata al foraggio, ovvero ad alimentare il bestiame da allevamento è responsabile del 18 per cento delle emissioni di gas ad effetto serra. Più di tutta la CO2 emessa dal settore dei trasporti. Una percentuale che non tiene conto delle emissioni dirette causate dagli allevamenti intensivi.

Questo dato, da solo, dovrebbe farci riflettere su quale sia la scelta, il gesto più efficace da portare avanti se si vuole contrastare i cambiamenti climatici e fermare il riscaldamento globale. Sorprende anche il dato relativo a una risorsa fondamentale come l’acqua: per produrre mezzo chilo di manzo ci vogliono – in media – 9.500 litri di acqua (tra consumo diretto e indiretto). Ecco perché preferisco smettere di mangiare hamburger invece di sentirmi in colpa quando mi dimentico di chiudere il rubinetto quando mi lavo i denti.

Le cifre che ho citato sono trattate nel documentario Cowspiracy, uno dei più sconvolgenti degli ultimi tempi, prodotto anche dall’attore (e ambientalista) americano Leonardo DiCaprio. Cowspiracy non ha avuto effetti concreti solo su di me, ma ha spinto centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, già sensibili alla questione climatica, a intraprendere uno dei cambiamenti più radicali che si possono fare legati allo stile di vita: modificare il regime alimentare in favore di una riduzione del consumo di carne e dei derivati di origine animale. A diventare “climatariani”.

Il termine (dall’inglese, “climatarian”) è stato ufficializzato dal quotidiano americano New York Times che lo ha inserito nella lista delle nuove parole del 2015 legate al cibo.

La traduzione italiana, al contrario, non è ancora diffusa, ma in redazione abbiamo deciso di adottare il termine 24. Tra una persona onnivora e un vegano, dunque, oggi c’è una sfumatura in più. Quello dei climatariani è un regime flessibile che porta l’individuo a informarsi, a raggiungere un livello di consapevolezza alto e a scegliere con senno il cibo destinato ad arricchire la propria tavola. Si può abbandonare carne e pesce o decidere di limitarli ad alcune occasioni ben precise. Ad esempio non è facile rifiutare del cibo quando si è ospiti. O peggio ancora a sprecarlo per questioni di principio. Si può limitare il consumo di latte e formaggio – anche questi prodotti degli allevamenti intensivi – o scegliere e acquistare questi alimenti da produttori che si sa seguono criteri e pratiche a basso impatto ambientale.

Io sono climatariano da due anni. E sono sicuro che, come me, sono molti a riconoscersi in questo stile che non è di stampo etico, non è legato alla salute, ma è strettamente connesso alla voglia di fare qualcosa per affrontare (e sconfiggere) “una delle minacce più gravi del nostro tempo”.

by Tommaso Perrone