05 giugno 2017

La forza della fragilità: un libro per trovare forza

E se cadere facesse parte della rinascita, per stare meglio?

Brené Brown ha scritto un libro per tutte quelle persone che temono la propria e altrui fragilità e si lasciano bloccare dalla paura di cadere e sbagliare. E se anche quella che consideriamo una debolezza, fosse ciò che ci rende più forti?

Sono arrivata a La forza della fragilità di Brené Brown nel modo in cui si arriva spesso ai libri che lasciano un segno: su consiglio di una persona attenta e che conosce la mia storia. L’autrice si definisce una ricercatrice narratrice, ha ascoltato tante storie e ha usato strumenti analitici quantitativi e qualitativi per capire cosa voglia dirsi sentirsi “al contempo coraggiosi e affranti”.

Ciò che impariamo da una caduta, lo impariamo attraverso l’esperienza diretta e sta di solito alla base della nostra creatività: non è un caso che – fuori dall’Italia – il fallimento venga considerato un passo per arrivare alla soluzione e non la definitiva sconfitta di un’impresa.

Ma cosa succede a chi cade e che spesso impedisce di trovare nuove energie?

Secondo la Brown se non elaboriamo le nostre emozioni, anche quelle che ci spaventano e ci fanno sentire fragili e poco assertivi e invece cerchiamo sempre di mostrarci più forti, rischiamo di rimanere al palo.

Occorre addentrarsi in se stessi e accettare l’errore e la caduta come parte del percorso, altrimenti il rischio è di diventare dei confabulatori, ovvero persone che si auto sabotano, raccontandosi di non essere all’altezza e di non avere speranze di rialzarsi.

Hai presente quella vocina che senti, nella testa e che ti spinge sempre a sentirti poco adatto, meno bravo di altri, non abbastanza preparato a una situazione personale o professionale? Nel mio libro 102 chili sull’anima io la chiamo anima nera, leggendo il testo della Brown scopro che è il frutto della confabulazione che tutti facciamo, di continuo, con noi stessi.

Riconoscere la propria fragilità e riflettere in maniera lucida e equilibrata su di essa sono passaggi fondamentali per cambiare il copione della storia, per trasformare quella debolezza in qualcosa che ci è utile e che ci accompagna in qualunque esperienza senza che ne diventi la pietra tombale.

Non si può scrivere un epilogo nuovo e coraggioso della propria esperienza se si parte da un inizio non sincero, perciò autorizzatevi a guardare le acque talvolta fangose dei vostri pensieri e delle vostre emozioni.”

Tutti ce la raccontiamo tantissimo, formuliamo stesure sui nostri sentimenti, sulle situazioni, sulla vita: il segreto, secondo la Brown, per evitare di rimanere inchiodati a pregiudizi, racconti limitanti e pensieri che ci rendono inattivi è quello di uscire da noi, guardare ciò che ci raccontiamo e “riciclare il fallimento”.

Io corro, nuoto, scrivo: così ho imparato a fare i conti con le mie continue confabulazioni, con la scure dell’errore raccontato e con la mia ansia di non essere all’altezza delle situazioni. Mi serve muovermi, lasciare che i pensieri prendano aria, immergermi nella natura o inventare personaggi che assorbano le mie idiosincrasie.

Ho trovato di grande ispirazione questo libro perché ci ricorda che tutti possiamo cadere ma che non è la caduta il vero pericolo ma il modo in cui decidiamo di raccontare quella caduta, quel fallimento, quel pezzo della nostra vita. Si può cambiare, sempre e occorre farlo ciclicamente, per il proprio benessere.

E se vuoi capire meglio di cosa parla l’autrice nel libro, ascolta il suo intervento al TED sul potere della vulnerabilità.

by Francesca Sanzo