06 novembre 2018

La piccola pesca sostenibile nel futuro (e nel presente) delle isole Eolie

Dopo la sottoscrizione di un codice di condotta volontario per la pesca responsabile, i pescatori delle Eolie e quelli di altre realtà legate alla sostenibilità del mare si sono ritrovati a Salina per un confronto tra loro e con i responsabili di alcune aree marine protette e le istituzioni. In un evento organizzato da Blue Marine Foundation ed Aeolian Islands Preservation Fund.

La carenza di pesce nei mari è ormai un dato di fatto e anche alle isole Eolie il problema si è reso evidente.Grazie ad un’iniziativa nata dalla collaborazione tra l’Aeolian Islands Preservation Fund, fondazione impegnata nello sviluppo di progetti di tutela ambientale alle Eolie e sostenuta da donazioni private, e Blue Marine Foundation, charity impegnata nella creazione di riserve marine e nella promozione di modelli di pesca sostenibili, nel marzo scorso i pescatori delle isole di Salina e Stromboli hanno aderito ad un codice di condotta volontario per la piccola pesca sostenibile, basato su buone pratiche orientate alla tutela del mare e dei suoi abitanti, i pesci. I pescatori locali infatti, attraverso la piccola pesca artigianale, possono fare molto per preservare la salute degli stock ittici e proteggere gli habitat marini. I pescatori possono essere i veri guardiani del mare, e come hanno raccontato durante l’evento “La piccola pesca sostenibile: modelli virtuosi per il recupero della risorsa ittica” tenutosi il 13 ottobre a Salina, molti di loro lo sono già e con grande soddisfazione, anche economica.

Eolie, ecco su cosa si sono autoregolamentati i pescatori

“La prima cosa che abbiamo fatto è stato aggregare i pescatori delle isole Eolie e incoraggiarli ad adottare un codice di buona condotta, totalmente volontario, in cui i pescatori, tenuto conto della loro economia, hanno deciso insieme di darsi piccoli limiti su alcuni attrezzi da pesca molto utilizzati nella pesca locale. E per incentivarli ad avvicinarsi a questo percorso di consapevolezza abbiamo fornito loro alcuni strumenti utili a migliorare la qualità del pescato”, spiega Giulia Bernardi, coordinatrice per le Eolie di Blue Marine Foundation. “I pescatori hanno scelto di darsi dei limiti di pesca soprattutto per quanto riguarda le dimensioni degli attrezzi utilizzati, a partire dalla lunghezza delle reti. Nulla è stato imposto, sono stati i pescatori stessi a decidere fino a che punto potevano rinunciare a un po’ di pesce senza che questo compromettesse la loro sostenibilità economica. E i criteri scelti nell’uso degli attrezzi da pesca, alla fine, sono risultati ben al di sotto dei limiti previsti dalle attuali ordinanze locali, normative nazionali ed europee. Un atto virtuoso che ha un valore tecnico, ma anche sociale: quando non c’è pesce, è grande la tentazione di uscire in mare e non rispettare le regole. In questo caso invece i pescatori se ne sono date di nuove per garantirsi un futuro migliore”.

Altre esperienze di piccola pesca
A Torre Guaceto, nell’alto Salento sono una decina le barche da pesca professionale che possono operare all’interno dell’area marina protetta. Seguono regole che sono state condivise dalle istituzioni con i pescatori stessi, tenendo conto delle loro esigenze. È partita dai pescatori, ad esempio, la richiesta di poter gettare le reti all’interno dell’area marina protetta in zona C solo una volta a settimana, con una rete a maglia minima 30 millimetri. Una scelta coraggiosa che ha favorito il ripopolamento del mare al punto che oggi, con una pescata a settimana, i pescatori raggiungono i loro obiettivi economici. E negli altri giorni della settimana possono comunque andare a pescare al di fuori dell’area marina protetta. La quantità e la taglia dei pesci sono aumentate tantissimo, nell’area marina protetta e anche nelle acque in prossimità dell’area. Alle isole Egadi invece operano una quarantina di barche, quasi tutte al di sotto dei 12 metri. L’introduzione nell’area marina protetta di regole per la pesca sostenibile, all’inizio ha spaventato molto i pescatori, ma attraverso la stesura di un disciplinare complementare a quello ufficiale è stato possibile rispettare le esigenze dei piccoli pescatori. Anche alle Egadi, al termine di un lungo percorso, i pescatori hanno volontariamente firmato un codice di condotta che prevede restrizioni maggiori rispetto a quello istituzionale. Una scelta di consapevolezza che con il tempo si è rivelata proficua. Il prossimo passo sarà l’istituzione di un marchio etico e sostenibile da apporre sul pescato delle Egadi, per valorizzare il lavoro dei pescatori locali e per consentire ai consumatori di riconoscere un prodotto giusto, buono e sano. L’esperienza inglese di Lyme Bay, racconta anch’essa di un lungo lavoro fatto dai biologi in sinergia con i pescatori locali che ha portato a risultati molto interessanti. L’intervento di Blue Marine Foundation nella baia ha permesso ai pescatori di far valere le proprie esigenze; attraverso una serie di incontri con le organizzazioni che operano nell’area si è arrivati ad una migliore gestione delle attività generali della baia, compresa quella della piccola pesca. A Lyme Bay la qualità del pescato è molto migliorata. Il codice di condotta responsabile sottoscritto dai pescatori locali ha permesso di migliorare la quantità e qualità del pesce.

Alle Eolie, patrimonio Unesco, non c’è area marina protetta
“L’istituzione di un’area marina protetta alle Eolie è un iter lungo”, spiega Ambra Messina, coordinatrice dell’Aeolian Islands Preservation Fund. “Noi rispettiamo i tempi del Ministero e intanto continuiamo a lavorare a progetti di tutela e sostenibilità ambientale. In passato abbiamo organizzato una pulizia dei fondali marini con diversi professionisti e volontari, promuoviamo attività di turismo sostenibile, sosteniamo il Filicudi Wildlife Conservation per il recupero delle tartarughe marine, abbiamo lavorato all’installazione di un eco compattatore per le bottiglie di plastica alla scuola di Lipari e continueremo a finanziare gli orti didattici per i bambini di Salina in collaborazione con Slow Food”.

by Paola Magni