30 ottobre 2017

Latte vaccino: quali sono i maggiori rischi di un elevato consumo

Da anni siamo stati abituati a bere latte vaccino, al punto che lo stesso rappresenta la colazione preferita dalla maggior parte di bambini e adulti. Forse proprio per l’eccessivo consumo, recentemente è stato oggetto di una campagna che ne sconsigliava l’utilizzo, fino ad arrivare a definirlo cancerogeno. Ma cosa c’è di vero?

Innanzitutto, è assolutamente necessario chiarire che il latte vaccino non è cancerogeno di per sé, ma potrebbe esserlo in quanto veicolo di contaminanti ambientali, quali le diossine (cancerogeni certi) che possono contaminare gli allevamenti situati in prossimità di aree in cui vengono prodotte (ad esempio, aree industriali in cui si bruciano materiali) o pesticidi (cancerogeni probabili), come il glifosato, o di altre sostanze definite interferenti endocrini, che possono appunto promuovere il tumore. Altre contaminazioni del latte vaccino, che sono pericolose per la cancerogenicità, sono le aflatossine, che invece possono finire nel latte, perchè provenienti da animali alimentati con mangimi contaminati da una muffa che le produce.

Fatto salvo quindi che è necessario scegliere un latte di qualità, facendo attenzione al paese di produzione e al tipo e alla modalità di allevamento, quali sono i motivi per cui potrebbe non essere sempre vantaggioso bere latte vaccino e chi dovrebbe evitarne il consumo? Innanzitutto è sconsigliato darlo ai bambini nel primo anno di età, per l’elevato contenuto di proteine rispetto al latte materno che lo rendono non adatto alle prime fasi della vita in cui la dieta non deve eccedere in carico proteico. Molte persone soffrono di stitichezza, di meteorismo spesso associata a carenza di ferro, tutte manifestazioni che possono essere legate ad un’intolleranza al latte vaccino, visto che la maggior parte della popolazione adulta ha un deficit della lattasi, l’enzima che serve a metabolizzare il lattosio, lo zucchero del latte. Uno degli aspetti negativi del bere grandi quantità di latte, per alcuni, è legato all’esposizione cronica al D-galattosio uno zucchero che induce stress ossidativo e gioca un ruolo nell’invecchiamento.

Molto dibattuto è invece ancora il ruolo del latte nella dieta e il rischio tumorale: l’ipotesi che potesse promuovere il tumore nasceva dal fatto che i bevitori di latte hanno livelli elevati nel sangue di IGF-1, un fattore di crescita che è coinvolto sia nella patologia diabetica che in quella tumorale. Attualmente sembrerebbe confermata una correlazione tra l’assunzione di latte vaccino e il maggior rischio di tumore alla prostata, mentre non sono ancora state trovate associazioni certe con altri tipi di tumore; sembrerebbe emergere invece un ruolo protettivo per alcuni tumori, quali quello del colon, della vescica e gastrico (Food & Nutrition Research 2016, 60: 32527).

Anche a riguardo dell’osteoporosi, gli studi sono contrastanti: se uno studio ha trovato che le donne che bevevano latte avevano un maggiore rischio di fratture, una recente meta-analisi ha invece riportato che, se è bevuto in età infantile, il latte conferisce protezione verso il rischio di sviluppare osteoporosi in età adulta. Un componente del latte che potrebbe avere un impatto negativo sulla salute è il contenuto di grassi saturi e in questo caso anche la quantità settimanale bevuta ha influenza.

Alla luce di quanto detto come regolarci? Sicuramente è bene variare la propria dieta e non scegliere sempre gli stessi alimenti. Difficile stabilire l’impatto sulla salute di un solo alimento, in quanto tutto dipende anche dal resto della dieta che si consuma giornalmente e dagli altri fattori di rischio legati al proprio personale stile di vita (fumatore o non fumatore, sedentario o sportivo). Sicuramente bisogna tenere conto della qualità: il latte biologico è più ricco di omega-3 e acidi grassi a catena corta, entrambi componenti antiinfiammatori e utili alla salute, in più gli allevamenti biologici, non utilizzando ormoni, non stimolano estrogeni e quindi un latte bio è sicuramente da preferire.

by Renata Alleva