28 settembre 2017

Le parole non volano via

Da adulti si è abituati a dire le cose senza pensare troppo all’effetto che hanno, convinti che tutto può essere giustificato da un momento di rabbia o dalla fretta o dalla situazione, ma con i bambini non funziona così, assorbono ogni concetto, parola e atteggiamento e lo portano con loro per lungo tempo, fino a crederci totalmente.

Ad esempio quando un genitore nomina spesso il proprio figlio “monello, cattivo, dispettoso…” quel bambino si atteggerà sempre più spesso in maniera negativa perché è convinto di essere monello, cattivo e dispettoso.

Come fosse un vestito, i bambini si cuciono addosso un ruolo che a volte non gli appartiene perché credono fermamente che sia il loro compito, se i genitori lo dipingono così allora sarà reale, se mamma e papà quando parlano di loro li definiscono sempre con aggettivi negativi allora sarà vero.

Per questo è fondamentale dare un giudizio solo alle azioni e non ai bambini, quindi dire che quello che ha fatto è molto brutto e che siete delusi del loro atteggiamento ha un valore, perché il bambino sa che può rimediare, comprende di aver sbagliato a fare quella marachella, ma può recuperare, invece, quando il giudizio è diretto alla persona allora non si può far nulla, “Tanto sono fatto così…”, e l’atteggiamento non cambia, anzi si rafforza.

Il compito dei genitori non è quello di giudicare i figli, ma di educarli ad un comportamento corretto, siate propositivi e otterrete un risultato inaspettato, approcciate il bambino con aspettative positive, convinti voi per primi che cambierà atteggiamento, la punizione e il rimprovero senza la possibilità di rimediare non hanno valore.
Dopo aver sgridato un bambino, ed eventualmente assegnato un castigo, ditegli come poter recuperare al danno fatto, o come si potrà comportare le volte successive, solo così avrete fornito uno strumento valido e utilizzabile.

Cancellate dal vostro vocabolario comune frasi denigranti come “ Sei sempre il solito”, “Chissà da grande cosa mi farai passare”, “Nessuno vuole un bambino monello come te”, “E’ inutile parlare con te tanto non ascolti niente!”… non portano a nessun risultato, se non rafforzare queste convinzioni, rileggendole vi renderete conto che queste frasi descrivono una situazione che non si può cambiare, ancora peggio descrivono un bambino che non può cambiare, se le sostituissimo con “Sono molto delusa dal tuo comportamento, perché so benissimo che tu sai comportarti molto meglio di come hai fatto oggi”, “Questo è l’atteggiamento che vorrei vedere sempre, oggi mi sei piaciuto molto, bravo tesoro!”, “Fai vedere a tutti quel lato che pochi conoscono veramente, quando sei generoso come hai fatto ieri con tuo cugino, oppure dolce come con la nonna, o premuroso con il tuo cucciolo, sono sicuro che anche per te sarebbe tutto più semplice!”

E’ importante riflettere sul fatto che ai bambini non piace “fare i monelli”, la loro non è una scelta facile, ma ci si trovano per carattere, inclinazione e soprattutto per i messaggi che gli adulti gli inviano.

Bisogna parlare con i bambini, riflettere su cosa è giusto e cosa è sbagliato, solo così, crescendo, sapranno fare le scelte migliori, collocandosi nel mondo come persone positive e capaci.

by Tata Simona