03 marzo 2017

Musica e cibo. Un allegro duetto, dai café-chantant alle più moderne ricerche scientifiche

Ascoltare musica mentre si è insieme e mentre si mangia non è solo una tradizione nata nella vecchia Parigi. È anche una pratica benefica per la salute, come conferma la scienza.

È un piacere ascoltare musica mentre si mangia. La fortuna della musica gustata in abbinata al cibo risale a secoli fa. In un viale alberato della Parigi del Settecento cominciano a proliferare i caffè, in Boulevard du Temple si insediano parecchi teatri, e tra il 1656 e il 1705 quella zona diviene il luogo dello svago, della promenade e del ritrovo. I primi caffè a proporre accompagnamenti musicali sono il Caveau, il Café des Aveugles all’interno del palazzo reale, il Café Italien e il Café des Musicos, che molti indicano come l’esordio dell’epopea dei café-chantant perché l suo proprietario comincia a proporre ai clienti un intrattenimento musicale. All’inizio solo brani d’opera e di operette eseguiti al piano con accompagnamento di violino e violoncello, poi arrivano anche i cantanti.

Tra canzoncine e arie classicheggianti si poteva bere tè o caffè, sorseggiare alcolici, chiacchierando seduti ai tavolini. Nel 1784 Filippo D’Orléans apre addirittura al pubblico i giardini del Palais-Royal, facendo costruire colonnati sotto cui si installarono botteghe, taverne e molti caffè. Mentre un po’ dovunque si cantava, sotto sotto covava la rivoluzione.
Da lì al cabaret il passo è stato breve, con la società canora del cantante-attore Armand Gouffé e le serate musicali dal titolo “diners de Vaudeville” al ristorante Rocher de Cancale.
Nel 1858 s’inaugura l’Eldorado, che nel giro di tre anni diventa il principale café-concert di Parigi, poi l’Horloge, l’Alcazar, l’Ambassadeur, il Bataclan e il Folies Bergère. Locale prestigioso era anche il celebre Tortoni frequentato da Alexandre Dumas e Victor Hugo. Il caffè artistico è sempre più di tendenza, dilaga nelle capitali europee tanto che a Londra si costruisce la Canterbury Hall, che, inaugurata il 17 maggio 1852, dà vita alle music hall. Èmile Goudeau, gli Hydropathes e il celeberrimo Chat Noir sono di fine Ottocento, quando la gioia del legame tra le allegre libagioni e gli spettacoli musicali e artistici è inarrestabile e conclamata.
Oggi, il ristorante con musica dal vivo al pianoforte è considerato ovunque una sciccheria.

Ma perché è così bello sentire musica mentre si mangia?
La musica ci avvolge, ci rassicura, ci rinforza e ci fa bene. Gli studi scientifici sugli effetti fisiologici dell’ascolto di musica illustrano diversi, sorprendenti e perfino impensabili benefici che ne derivano.
Da Beethoven ai Led Zeppelin, ascoltare la tua musica preferita scatena il rilascio di segnali positivi dal cervello all’intero organismo. Secondo uno studio della McGill University di Montreal il meccanismo è quello della dopamina: l’ascolto delle melodie preferite induce il cervello a rilasciare maggiori quantità di questa magica sostanza che nel corpo eroga sensazioni di benessere (e gioca un ruolo nelle dipendenze e nelle motivazioni).

Durante l’ascolto della musica, afferma uno studio della Scuola di medicina di Stanford, il cervello attiva una serie di aree chiave, in particolare le regioni coinvolte in movimento, attenzione, pianificazione e memoria.
La musica addirittura, affermano alla Mayo Clinic, ci libera dalle preoccupazioni con una dinamica scientificamente comprovata. La mente delle persone tende spesso a indulgere sulle imperfezioni della vita, mentre la musica riporta in continuazione al momento presente. È sufficiente mezz’ora di tempo d’ascolto per reintegrare in pieno le capacità di attenzione.

L’università di Sheffield suggerisce alle aziende addirittura l’ascolto individuale di musica per almeno un terzo della settimana lavorativa in ufficio perché svolge una doppia funzione: fa aumentare l’impegno e nel contempo fa evadere dagli aspetti negativi e di chiusura dell’ambiente lavorativo.
Pensate che addirittura, secondo l’università di Stoccolma, funge da regolatore adattogeno, cioè attenua le sensazioni forti negli ambienti più attivi e aumenta le sensazioni di pace negli ambienti tranquilli, come per esempio la sala da pranzo.

Tra mille altri studi — la musica efficace come ansiolitico, come terapia analgesica, per rinforzare la memoria, per abbassare la pressione, capace addirittura di far recuperare meglio i pazienti colpiti da infarto, abbiamo studi su tutto ciò — ce n’è uno che mi ha colpito particolarmente, e che forse spiega perché è così appagante sentire musica mentre si mangia.
L’ascolto di nuove canzoni ricompensa il cervello esattamente con lo stesso meccanismo di soddisfazione del desiderio che nasce dall’assaporare un gustoso boccone. Proprio così.
Il Rotman Research Institute di Toronto ha dimostrato che le aree nel “centro della ricompensa” del nostro cervello, il “nucleus accumbens”, si attivano all’ascolto di canzoni mai sentite prima. Maggiore è l’attività registrata nel nucleus accumbens, maggiore è la volontà di ottenere quella canzone. Ebbene, secondo gli scienziati, questo vuol dire che si innesca un meccanismo di desiderio di ricompensa e soddisfazione simile a quello di quando si ha fame e si pregusta un manicaretto. Ciò che sorprende è che quel che si pregusta e per cui si è eccitati è, nel caso della musica, qualcosa di astratto: un suono, precisamente il suono nuovo che sta per sopraggiungere.

Il buon cibo e la buona musica ci possono quindi far bene anche solo per la promessa di felicità di cui profumano.

by Stefano Carnazzi