26 Novembre 2018

Quando il corpo è fragile: fermarsi per ricominciare

Ho avuto un periodo di grande prestanza fisica dopo essere dimagrita, fino a quando la mia schiena non è – improvvisamente – diventata fragile e il 2018 non è andato come i 4 anni precedenti. Prima è stata la volta di un muscolo della gamba, poi della parte bassa della colonna vertebrale e infine ho avuto un blocco alla cervicale. Non nascondo di essermi sentita molto scoraggiata in certi momenti!

All’inizio ho cercato di fare finta di nulla e ho continuato a praticare sport (soprattutto nuoto), spaventata all’idea di fermarmi e di rischiare di ingrassare, perché quel demone è comunque il mio compagno di viaggio. Quando mi sono resa conto che correre stava diventando una sofferenza e chi ci era passato mi allertava sui rischi del fare come nulla fosse, ho contattato un fisioterapista e mi ci sono affidata.

Il dottore mi ha detto che era necessario che mi prendessi una pausa dalle attività più sfidanti e non nascondo che in quel momento ho sentito il mondo crollarmi addosso. Ma come? Ho appena ritrovato il mio corpo, sono forte, piena di energie, finalmente riesco a fare tutto quello che voglio e proprio ora mi si dice di fermarmi?

Gli anni passano per tutti
Non mi ero mai soffermata a pensare DAVVERO al fatto che ho 45 anni e che il corpo non è una macchina perpetua. Non mi ero mai fermata a riflettere su quanto io abbia sottoposto le mie articolazioni e la mia schiena a sfide continue, prima ingrassando e poi – anche – dimagrendo. Le mie gambe toniche, il fiato ritrovato e tutta quella energia accumulata in anni di sedentarietà che si stava liberando, mi avevano dato l’illusione di essere più giovane ora che a 30 anni, ma non è così.

E allora? Dovevo sedermi in un angolo e piangere sulle mie rughe?

Il tempo passato non è un fallimento ma un patrimonio, mi sono detta e così ho cercato di raccogliere i cocci della mia delusione e di farmi una ragione di un dato ineluttabile: il mio corpo può anche essere fragile e tocca a me ascoltarlo, nel bene e nel male.

La sosta definisce il viaggio
C’è un libro che apparentemente non c’entra nulla con il corpo e l’accettarne la fragilità ma che ci insegna che ogni tanto occorre fermarsi. L’arte di perdere tempo. Piccola celebrazione della sosta e degli imprevisti di P. Manoukian è un libretto prezioso, che parla di viaggi ma anche di un approccio al movimento che si focalizza sulle soste, sugli imprevisti e sulla loro importanza.

“L’attenzione e il tempo che dovremmo concedere a ogni sosta possono forse cambiarne l’essenza e renderla un momento privilegiato in grado di cambiare lo spirito stesso del viaggio.”

Il nostro corpo compie un viaggio insieme a noi ed è importante, ogni tanto, accoglierne la sosta e cominciare a guardarlo anche con il rispetto che gli dobbiamo.

Fermarsi per ricominciare
Avere concesso al mio corpo alcuni mesi di tregua e ascolto, aver seguito scrupolosamente i consigli del mio fisioterapista e fatto gli esercizi che mi prescriveva, adottando uno stile di vita coerente con il momento che stavo attraversando, è stato il regalo più bello che ho fatto a me stessa nell’ultimo anno. A settembre, così come erano arrivati, tutti i dolori dei mesi precedenti sono spariti, la mia schiena ha ripreso forza e ho ricominciato a correre, dopo una lunga sosta. Ero fuori allenamento, sapevo di dover tenere la massima prudenza, ma è stato bello ricominciare a stare bene e sentire di nuovo quella bella sensazione che si prova a sgambettare veloci in mezzo al parco.

Ascoltati, vogliti bene e ogni tanto accogli anche la tua fragilità fisica: se lo fai con consapevolezza, potresti scoprire che è una risorsa che vale tanto quando un’ora di attività fisica!

by Francesca Sanzo