19 ottobre 2016

Salviamo le api per salvare noi stessi. Vietiamo i pesticidi neonicotinoidi

Perché salvare gli insetti impollinatori, come le api, significa salvare l’umanità, l’intera biodiversità.

Conosciamo il motivo della loro scomparsa, ora dobbiamo solo mettere in atto la soluzione: vietare una volta per tutte i pesticidi neonicotinoidi.

Lo spopolamento degli alveari, colony collapse disorder (Ccd) in inglese, è una piaga che colpisce le api operaie e altre specie di insetti impollinatori che vivono negli Stati Uniti e in Europa. La necessità di dare un nome a questo fenomeno e, più in generale, a ciò che sta succedendo alle api di mezzo mondo è sorta dopo il grave calo del numero di alveari e della produzione di miele che si è verificato nel 2006, anche se le organizzazioni attive nella conservazione delle api insieme ad altre agenzie internazionali che si occupano di cibo e alimentazione hanno cominciato a notare e studiare questo fenomeno fin dai primi anni Novanta.

Tutta colpa dei neonicotinoidi
Dopo la straordinaria morìa del 2006, Stati Uniti e Commissione europea hanno iniziato a raccogliere dati e condurre ricerche per capire la portata della fenomeno e individuare le ragioni. Pesticidi, parassiti, perdita di habitat. Le cause individuate sono molte, ma ora il dito è puntato soprattutto contro i neonicotinoidi, tre insetticidi introdotti su larga scala proprio in coincidenza – guarda caso – dell’inizio del verificarsi dello spopolamento. I neonicotinoidi vengono usati in agricoltura per la concia delle sementi di mais e di altre colture e agiscono sul sistema nervoso di insetti e parassiti. Un effetto che riguarda anche gli insetti impollinatori, fondamentali per la sicurezza alimentare nel mondo. Il tema scelto nel 2016 dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, per celebrare la Giornata mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre è in linea con l’esigenza di proteggere le api. Esattamente 10 anni dopo l’esplosione della piaga, la Fao chiede di rafforzare i piccoli agricoltori per migliorare la sicurezza alimentare, riducendo l’uso di sostanze chimiche e, quindi, le emissioni di CO2 che causano il riscaldamento globale.

L’economia globale a rischio
Una scelta condivisa anche dagli investitori e, più in generale dal settore finanziario, perché la morìa delle api li espone a rischi economici enormi. Le stesse Nazioni Unite hanno lanciato un monito in tal senso. L’impollinazione, infatti, garantisce la riproduzione di più dell’80 per cento delle specie vegetali e si stima che il contributo economico che le api regalano al settore agricolo sia pari a 22 miliardi di euro l’anno, secondo i dati dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn).

Cosa sta facendo l’Unione europea
Mentre la Francia ha approvato a giugno l’introduzione di un divieto assoluto di utilizzo dei pesticidi neonicotinoidi in agricoltura a partire dal mese di settembre del 2018, l’Unione europea ha deciso di muoversi a piccoli passi adottando un divieto preventivo, ma temporaneo. Dopo aver commissionato all’Efsa un parere sugli effetti dei neonicotinoidi, Bruxelles ha scelto di vietarli dal primo dicembre 2013 adottando il principio di precauzione, cioè reagendo “rapidamente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana, animale o vegetale, ovvero per la protezione dell’ambiente”. In questo modo ha evitato di attendere che i dati a disposizione diventassero sufficienti a stabilire in modo chiaro il colpevole. Il nuovo parere dell’Efsa è previsto per gennaio e prenderà in considerazione i “nuovi dati provenienti da studi, ricerche e monitoraggi che siano apparsi dopo l’esecuzione delle precedenti valutazioni”. Come lo studio scientifico britannico che ha dimostrato l’impatto negativo dei pesticidi sulle popolazioni di 62 specie di api selvatiche in tutto il Regno Unito su un arco temporale di 18 anni.

Cosa stanno facendo gli Stati Uniti
Dal canto suo, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha creato una task force che coinvolge diversi dipartimenti americani per “capire, prevenire e salvare” gli insetti impollinatori dal declino. Oggi le api “a stelle e strisce” sarebbero 2,5 milioni, nel 1947 erano 6 milioni. Meno della metà. Ma il budget messo a disposizione per il 2015 è stato di soli 50 milioni di dollari. Briciole rispetto al contributo economico che le api danno all’economia americana.

Nonostante la scienza abbia bisogno di tempo per confermare le prove evidenti che apicoltori e produttori di miele in tutto il mondo testimoniano da anni, gli studi fin qui realizzati portano alla stessa conclusione: vietare i neonicotinoidi oggi è indispensabile per evitare la scomparsa degli esseri viventi più importanti della Terra. Per evitare il declino della biodiversità. Per evitare la scomparsa dell’umanità. È il momento di mettere al bando i neonicotinoidi e tutte le sostanze chimiche che stanno minacciando l’equilibrio naturale e perfetto del nostro unico pianeta.

by Tommaso Perrone