26 ottobre 2018

Sao Jorge, l’isola delle fajas

So che può sembrare molto prosaico, ma ultimamente i viaggi sono… “va dove ti porta Skyscanner”. E questa meravigliosa funzione di cercare per periodo e poter dare come destinazione “Ovunque” assume un fascino pericoloso. Metti un pomeriggio di inverno, metti la voglia di viaggio, metti un’offerta incredibile… e ti ritrovi con la meta delle vacanze estive assegnata. Le Azzorre, nello specifico Sao Jorge. Le Azzorre sono un arcipelago di nove isole, poste quasi a metà strada tra l’Europa e gli Stati Uniti. Sono afferenti al Portogallo (tanto che, una delle isole, Terceira, è stata per diversi anni capitale del Portogallo!).

E’ l’isola perfetta per gli amanti della Natura (con la N maiuscola), della tranquillità e del trekking (di tutte le entità). Io cercavo la pace dopo un intenso anno lavorativo… e sono stata accontentata!

L’isola, già dall’aereo, stretta e allungata, (larga 7 km e lunga 56), ricorda il dorso di un drago che affiora in mezzo all’Oceano con i picchi frastagliati delle montagne centrali al posto di scaglie aguzze. Atterrare è già di per sé un’esperienza. La pista, stretta e corta corre lungo il litorale, con il piccolo Aerodromo a fianco.

E’ famosa per le sue fajas, pianure costiere collocate sotto scogliere a picco sul mare. Immaginate di essere in acqua a nuotare e, guardando verso terra vedere un muro verde e rigoglioso che si staglia di fronte a voi. Spettacolare, no?

Per scoprire l’Isola occorre solo una macchina ed una cartina (o un cellulare). Il resto lo capirete da soli. Ma se voleste una “to do list” sono pronta a darvi la mia (personalissima):

– ammirare lo spettacolo delle piscine naturali di Simão Dias, nel comune di Norte Grande, (non fate come noi che ci abbiamo messo tre giorni a trovarle ed erano segnalate benissimo!);

– percorrere il sentiero che dalla faja de dos Cubres conduce a quella di Santo Cristo, sognando di invecchiare in uno dei cottage sperduti vista mare lungo il percorso;

– camminare tra i pascoli ed i campi coltivati separati da muretti a secco rivestiti di ortensie blu (e capire che le ortensie sono tra i fiori migliori al mondo);

– salire sul Pico do Esperança ed abbracciare con lo sguardo entrambi i lati dell’isola (magari valutando di non arrivare proprio a ridosso del tramonto e vedere rivoli di nebbia risalire la montagna pronti a sommergervi!);

– inspirare profondamente il profumo della menta selvatica nell’aria, (e ritrovarne il sapore nell’ottimo formaggio prodotto con il latte dei pascoli!);

– apprezzare la tranquillità e la calma di un’isola ancora fuori dalle rotte del turismo di massa (e saper mediare con gli aspetti “negativi” di tale scelta, ovvero poche strutture, pochi servizi…);

– girare l’isola senza dimenticarsi delle sue due estremità, (che hanno la capacità di farti sentire sentire in un luogo “alla fine di tutto”), ad ovest il faro della Punta dos Rosais con una spettrale caserma della marina militare abbandonata ed ad est l’isola disabitata di Topo;

– sorseggiare una Superbock (birra portoghese) guardando il tramonto (o in qualsiasi altro momento della giornata sia consono!);

– rimanere stupiti nel ritrovare in ogni piazza principale dei paesi un gazebo di legno, con bambini intenti a giocarci intorno ed anziani seduti sulle panchine a chiacchierare;

– non preoccuparsi del tempo ballerino (il clima è “atlantico” e le precipitazioni sono all’ordine del giorno, ma tanto velocemente arrivano, quanto velocemente si dissolvono).

Durante questo viaggio ho inanellato momenti meravigliosi (talmente belli che talvolta non volevo nemmeno scattare una fotografia per paura di perderli) e quest’isola, quegli spazi e quei profumi, mi rimarranno nel cuore (e nella mente!). E allora, partirete?

Ci vediamo al prossimo viaggio!
Eleonora

P.S. Ecco i miei consigli “tecnici” Da qualche anno a questa parte per prepararmi in maniera “slow” ad un viaggio cerco su Instagram gli #hashtag che descrivono la mia meta. Trovo che sia bellissimo poter “vedere” degli scorci in anteprima e capire quali siano i punti chiave di ogni luogo. Dopo essermi fatta un’idea di ciò che avrei potuto incontrare, passo alla parte “didattica”, ovvero comprare una guida e leggermela con post it alla mano ed evidenziatore…

– Affittare una macchina (fondamentale) e possibilmente piccola. Le strade principali (una che corre come un anello) sono abbastanza ampie, mentre per le secondarie una piccola utilitaria rende la vita più agevole.

– Per i voli abbiamo utilizzato Ryanair per la tratta Milano-Oporto-Sao Miguel (l’isola più grande dell’arcipelago) e Tap per il tratto finale.

– Un k-way e scarpe da trekking sono d’obbligo!

– Ricordarsi che il mare è in realtà oceano e l’acqua può essere freddina… Ma il bagno si può fare in ogni caso!

by Eleonora Fiore