26 aprile 2017

Segnatevi l’espressione water grabbing

Ne sentiremo parlare sempre di più, perché l’acqua è l’unica risorsa che ci accomuna, che rende possibile la vita sulla Terra. E privare qualcuno dell’acqua può avere conseguenze inimmaginabili.

Mi sono occupato molto di land grabbing in questi anni, a partire dall’esperienza di Expo Milano 2015. In quell’occasione ho scoperto cosa volesse dire “accaparramento delle terre” e soprattutto quali fossero le conseguenze dirette e indirette di questo fenomeno per le popolazioni e le comunità che lo subiscono. Un tema che tratterò prossimamente anche qui, sul blog Fatti di Bio.

Un altro tema correlato a questo, ma decisamente meno conosciuto (non che il land grabbing si possa definire popolare) è il water grabbing, ovvero “accaparramento dell’acqua”. Il 22 marzo, Giornata mondiale dell’acqua, Emanuele Bompan, Marirosa Iannelli con la collaborazione di Riccardo Pravettoni e Federica Fragapane hanno pubblicato lo speciale Watergrabbing – A story of water. Un reportage realizzato in giro per il mondo (Mekong, Palestina, Sudafrica, ed Etiopia) compreso di atlante che mostra gli effetti definiti “devastanti” di questo fenomeno che identifica “situazioni in cui attori potenti sono in grado di prendere il controllo o deviare a proprio vantaggio risorse idriche preziose, sottraendole a comunità locali o intere nazioni, la cui sussistenza si basa proprio su quelle stesse risorse e quegli stessi ecosistemi che vengono depredati”.

Il water grabbing in Palestina

Il caso della Palestina è stato ospitato anche sulle pagine di LifeGate. “La lotta per l’acqua da anni è al centro del conflitto tra palestinesi e israeliani. Una tensione sfociata in vera e propria crisi nell’estate 2016 quando numerosi villaggi e campi profughi palestinesi sono rimasti senz’acqua per giorni, dovendo così importare acqua in grosse botti per sopperire ai bisogni di base, attendendo svegli, nel cuore della notte, perché tornasse la pressione nelle tubature”. Un quadro che però si ripete, in forme diverse, anche in altre zone calde del pianeta, dove intere famiglie vengono scacciate dai loro villaggi “per fare spazio a mega dighe, alla privatizzazione delle fonti idriche, all’inquinamento dell’acqua per scopi industriali”.

Non è un caso se spesso l’acqua viene definita la risorsa per cui scoppieranno nuovi conflitti. Non è un caso se viene definito l’oro blu, parafrasando l’espressione “oro nero” con cui viene identificato il petrolio, ormai in declino sia in termini di valore che di prestigio internazionale. Un conflitto nato anche per la mancanza di acqua, peraltro, lo stiamo vivendo e subendo da sei anni. L’inaridimento della Siria, accentuato dall’attività umana, infatti, avrebbe contribuito a scatenare la guerra civile siriana che, a oggi, ha provocato 321mila morti e quasi cinque milioni di profughi. Riflettiamoci, sorseggiando un bicchiere d’acqua.

by Tommaso Perrone