22 novembre 2017

Il sole splendente dell’etica: migranti, conflitti, diritti delle donne, tutto ci riguarda

Migranti. Diritti delle donne. Uguaglianza. Pari opportunità. Diritti sindacali. Temi al centro dell’attualità, che potrebbero sembrare avulsi dalla sfera di Fatti di Bio, qui. Invece no, tutto può riguardare la nostra sfera di responsabilità.

Migranti. Senza dubbio è la parola più ricorrente nell’attualità di quest’anno. La notizia che di recente mi ha colpito di più, e che mi pare sia stata troppo facilmente dimenticata, è la morte nei mari qui accanto di 26 ragazze, un mese fa, tutte giovanissime. È la prima volta che un naufragio di migranti era unicamente di persone di sesso femminile – cosa che non è passata inosservata agli occhi delle autorità di Salerno, città nel cui porto sono stati sbarcati i corpi senza vita delle migranti: forse le vittime erano parte di un traffico clandestino legato alla prostituzione. Una storia orrenda. Una delle tante.

Il fenomeno della migrazione è diventato una delle questioni, forse “la” questione, più importante del nostro tempo. Milioni di persone stanno venendo verso di noi, verso l’Europa e in tutto il mondo, ogni anno, per le motivazioni più diverse. Migranti economici, profughi e rifugiati per guerre, carestie, persecuzioni politiche. E poi ci sono i migranti ambientali, cioè le persone che sono costrette a cambiare casa e stato perché minacciati dai cambiamenti climatici. Le cifre delle previsioni variano, la sostanza resta: è una realtà dei nostri tempi, con cui fare i conti.

L’approccio inclusivo: tutto ci riguarda
Di fronte a tematiche come quella dei migranti, così come quelle dei cambiamenti climatici, dell’uguaglianza, dei conflitti nelle regioni da decenni dilaniate da lotte intestine, ognuno reagisce con la propria sensibilità.

Ma il primo passo, il più intelligente, che ognuno può fare, è informarsi. Prima di formulare un’opinione, o commentare sui social, sarebbe ideale acquisire informazioni, dati, fatti, analisi: si possono ascoltare talk show, partecipare a convegni, leggere gli articoli di firme prestigiose (ed evitare le fake news, possibilmente).

Ho notato negli ultimi anni una progressiva avanzata, da parte di alcune aziende illuminate, nel campo della consapevolezza sociale. Attuata attraverso il patrocinio di convegni di alto profilo, con la promozione di eventi e spettacoli, con il finanziamento di indagini, sondaggi e ricerche sociologiche, con la realizzazione di materiali di valore giornalistico.

Come firma di Fatti di Bio, cito con orgoglio solo alcune di queste incursioni operate da Alce Nero.

Li ho visti come sponsor dello spettacolo-maratona sulla violenza domestica “Ferite a morte” di Serena Dandini, in cui decine di donne, con la voce di ambasciatrici come Emma Bonino, Arisa, Isabella Ferrari, Chiara Francini, Ornella Vanoni e Lella Costa, hanno confidato agli spettatori le loro storie drammatiche. Ho visto il cortometraggio Tierra Virgen da loro prodotto che mostra le terre strappate in Perù alla coltivazione di coca e riconvertite alla produzione di cibi bio, bellissimo sforzo collettivo verso un’agricoltura sana e pulita, che giorno per giorno ha fatto diminuire la produzione illecita di foglie di coca spingendo le comunità verso uno sviluppo sostenibile. E una vita più degna. Hanno promosso un progetto di cooperazione internazionale che porta la musicoterapia all’interno dei campi profughi all’interno del Libano, e alcune conferenze sulla situazione in Palestina. E quando s’è trattato di aprire la pizzeria Berberè a Torino, l’hanno piazzata nel cuore vivente della lotta al degrado umano, Binaria, il “centro commensale” del Gruppo Abele di quell’eroe moderno che è don Luigi Ciotti: una vecchia ala in disuso di una ex fabbrica in orbita Fiat che ora è uno spazio polifunzionale con libreria, giochi educativi, bottega con i prodotti del Gruppo Abele e di Libera e, naturalmente, la pizza dei maestri-fratelli Salvatore e Matteo Aloe. Qui c’è tutto: riqualificazione urbana. Inclusione sociale. Lotta alle mafie. Intraprendenza. Ottimismo. E ingredienti bio.

Il significato della responsabilità: il rispetto
Il termine “responsabilità”, pochi lo sanno, ha una genesi etimologica recente. Ci arriva dal francese, intorno all’Ottocento, e vuol dire “saperne rispondere”. Per quale ragione un’azienda che opera nel biologico dovrebbe sentirsi responsabile delle questioni sociali d’attualità?

A mio parere, è perché l’agricoltura biologica, l’impegno a tenere la filiera tracciata, a mantenere la certificazione, a subire le ispezioni supplementari e a distribuire alimenti sani è in qualche modo una palestra. Una palestra etica. Ho potuto constatare che nelle aziende che operano nel campo della sostenibilità il management e i dipendenti, a tutti i livelli, si sentono più responsabilizzati, esercitano un controllo di valore in continuazione su tutto, anche su aspetti che altre aziende reputano lontani o non di loro interesse: le condizioni dei lavoratori in altri continenti, la parità dei diritti tra uomini e donne sia in azienda che tra i fornitori, lo stato di salute dell’ecosistema, gli impatti delle loro attività sulla comunità, sulla città, sull’intero pianeta.

Etica e mercato: la bellissima figura retorica dell’endiadi
Durante una discussione mi hanno chiesto se le aziende che si vantano di essere sostenibili, lo fanno per etica o per compiacere il mercato. Io rispondo: tutt’e due, insieme e contemporaneamente. C’è una figura retorica bellissima, rara, che adoro: l’endiadi. È una frase con due termini in cui uno rafforza l’altro, reciprocamente. Un esempio è “sole splendente”. Il “sole” è bello. “Splendere” è bello. Se li metti insieme l’immagine si rafforza e diviene entusiasmante, corroborante, molto maggiore della sola somma delle due parole da sole. Per me, l’impegno sociale e il successo commerciale sono un’endiadi: un’azienda impegnata nel rafforzare la consapevolezza pubblica può benissimo rafforzare anche il suo posizionamento e, perché no, le quote di mercato. Non solo una cosa non nuoce all’altra, ma una cosa rafforza l’altra. Questo è il sole splendente dell’etica. Bio.

by Stefano Carnazzi