01 novembre 2017

Una start-up britannica mette in campo i principi dell’upcycling

Creare nuovi componenti d’arredo partendo dai rifiuti

Dal PET delle bottiglie al polipropilene dei tappi passando per lo schermo degli smartphone: ecco come nasce un vero eco-arredamento

Dai vecchi cellulari, dai mozziconi di sigaretta o dalle lattine vengono fuori sedie, vassoi o bicchieri. Si chiama “upcycling”, ossia l’arte e l’abilità di creare nuovi oggetti dai materiali di scarto. La strada, in pratica, verso una nuova idea di eco-arredo.

Proprio così e a fare breccia in questo campo è in questo momento Pentatonic, una startup britannica fondata nel 2017 con lo scopo di “trasformare radicalmente la cultura del consumo”. La giovane azienda londinese, creata da Jamie Hall e Johann Boedecker, sta mettendo a punto un processo di stampaggio a iniezione appositamente modificato per recuperare dai materiali di scarto dei complementi di eco-arredo. I due fondatori della start-up sono partiti dall’idea che raccogliendo bottiglie di plastica, vecchi smartphone, indumenti usurati e altro ancora, è possibile sempre creare nuovi oggetti: “Selezioniamo i rifiuti in base alle loro proprietà e possibilità di applicazione, a seconda di quale prodotto, finitura o prestazione stiamo cercando. Quindi applichiamo questa tecnologia utilizzando un numero di passaggi precisi”, dicono i due ideatori.

La loro missione? Quando la vita ti dà 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all’anno, oltre a 15,1 milioni di tonnellate di rifiuti tessili e 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari si fanno mobili! “Vetro, plastica, metalli, alimenti, persino sigarette: tutto può essere riutilizzato molte volte senza compromettere la qualità o le prestazioni“. Gli arredi sono progettati anche per essere costruibili senza necessità di utensili aggiuntivi o colle, un altro tentativo di ridurre al minimo gli sprechi e l’uso di prodotti chimici nocivi.

Il metodo usato è quello dell’AirTool, un processo di costruzione semplice ed ecologico per il quale non vengono richiesti materiali dannosi, come colle o vernici sintetiche, e nemmeno strumenti per l’assemblaggio dei mobili. Il tutto si basa sull’incastro che, tra l’altro, permette al cliente di poter cambiare varie parti del proprio oggetto. I pezzi composti, insomma, sono progettati proprio per essere semplici da costruire, modulari e intercambiabili. In più, a ciascun componente è assegnato un numero di identificazione che indica la data di fabbricazione e la posizione, il tipo di rifiuti che sono stati utilizzati e da dove provengono. Per fare un esempio, per realizzare una sedia sono necessarie in media 96 vecchie bottiglie d’acqua, 43 flaconi di detersivo, la suola di una scarpa e 28 lattine di alluminio.

Semplice no? La prima collezione di mobili da riciclo “upcycling” ha debuttato al London Design Festival di quest’anno. Intanto, la società ha ricevuto 4,3 milioni di sterline di finanziamento che saranno utilizzati per scalare le operazioni della società sia nel Regno Unito che in tutta Europa.

by Germana Carillo