24 maggio 2017

Sul land grabbing, c’è fame di consapevolezza

Anche nell’era dei social network, l’opinione pubblica ha fame di sapere, di conoscere, di essere consapevole. Quello che manca è uno strumento in grado di attirare attenzione e lasciare spazio alla riflessione. In questo caso sul land grabbing.

Per settimane, mesi, potrei dire anni, ho provato – nel mio piccolo – a trasformare il land grabbing (il fenomeno di accaparramento delle terre) in un argomento di attualità. In una tendenza, per usare un termine caro a Twitter. E per un certo periodo – grazie al contributo della redazione di LifeGate – ci siamo anche riusciti: dopo tanti tentativi, abbiamo trasformato l’approfondimento pubblicato a novembre in uno dei trend temporanei di Facebook e Twitter in Italia. Il risultato è stato che pochi mesi dopo ho partecipato a un incontro pubblico sul tema con il giornalista e scrittore Stefano Liberti, organizzato dai ragazzi del centro giovanile Stoà di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Un gruppo di giovani da lodare per l’impegno che hanno messo nella creazione di una serie di appuntamenti dedicati alla sostenibilità. Hanno anche ospitato la mostra “Land Inc.” di TerraProject grazie a una campagna di crowdfunding che ha testimoniato che a mancare non è l’interesse, bensì l’offerta di approfondimento.

Si può parlare di neocolonialismo? http://life.gt/land-grabbing-pianeta

Geplaatst door LifeGate op zaterdag 14 januari 2017

 

Cos’è il land grabbing?
L’accaparramento delle terre è esploso nel 2008 dando vita a un flusso impetuoso di investimenti e di capitali – soprattutto provenienti da paesi sviluppati o emergenti – finalizzato all’accaparramento di terreni agricoli nelle regioni del sud del mondo. L’obiettivo di queste acquisizioni massicce, soprattutto in Africa, Asia e America Latina, è l’acquisizione di terreni per lo sviluppo di monocolture. Gli autori, i mandanti possono essere i governi di altri stati, i consigli di amministrazione di grandi aziende o investitori privati. Per molti si tratta di una minaccia alla sovranità dei paesi in via di sviluppo e alla sopravvivenza delle comunità locali che da secoli vi abitano. Non è un caso, dunque, se il land grabbing è stato definito una nuova forma di colonialismo, secondo alcuni esperti.

C’è fame di consapevolezza
Una definizione breve che dimostra quanto il land grabbing sia un fenomeno complesso, grave, che ha bisogno di tempo per essere scoperto, digerito, assimilato. E soprattutto condiviso. Io credo di essere riuscito a metabolizzare il tema solo di recente. La prima volta che mi sono avvicinato, infatti, era il 2014 quando ho intervistato proprio Liberti sul suo libro dal titolo “Land Grabbing. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo” in occasione di Expo Milano 2015. Per cercare di offrire un quadro completo di seguito vi lascio alcuni spunti di approfondimento che, se legati ai temi precedentemente trattati su questo blog – dal water grabbing al glifosato – potrebbero aiutare a capire cosa significa, davvero, produrre cibo oggi. E perché il biologico rimane la soluzione migliore, forse l’unica.

by Tommaso Perrone