08 Febbraio 2019

A Panama, dove si coltivano le banane Fairtrade

Florentina ha lo sguardo commosso e le lacrime agli occhi mentre con la voce tremante ma piena di speranza dice: “C’è stato un tempo in cui non mi vergogno a dire che soffrivamo la fame. Dovevamo pagare il nostro debito e con il sudore della fronte ci siamo riusciti. Sono sola con tre figli e come me ci sono tante donne nel mio paese”.

Florentina è una coltivatrice di banane ed è appena tornata dal lavoro nei campi. Il suo volto racconta la fatica mentre offre la sua testimonianza per un video di Fairtrade Foundation dedicato alla storia della sua cooperativa, Coobana.

Siamo a Panama, fino agli anni ’90 il paradiso tropicale per eccellenza in cui si coltivava questo frutto, lì dove si incrociano le rotte commerciali di tutto il mondo, nodo di scambio tra America Centrale, Europa, Nordamerica. E il business delle banane in quel Paese era in mano a un’unica multinazionale sulle piantagioni di proprietà dello Stato che impiegavano i lavoratori necessari a coltivarle. Ma nei primi anni ’90 lo Stato li ha licenziati e i coltivatori sono sprofondati nella disperazione più nera. Racconta oggi Julio Quintero, uno di loro: “Ho iniziato a lavorare per quelle piantagioni all’età di 10 anni e per lavorare non sono riuscito ad andare a scuola. Credevo che saremmo rimasti senza un’occupazione e nella miseria più profonda. Ma poi abbiamo pensato: e se continuassimo da soli? In fondo non c’era nessuno più di noi esperto in coltivazione di banane”.

[photo credits: James Rodrìguez – Mimundo]

E così una settantina di contadini come Julio ha fondato Coobana, Cooperativa bananera del Atlantico, cercando di associare altri gruppi di produttori. In quel momento lo Stato stava vendendo le piantagioni di sua proprietà e i contadini hanno deciso di comprarla, ottenendo a fatica un prestito. Hanno lavorato vent’anni per ripagare quel debito e sempre per quegli stessi clienti, finché nel 2009 hanno incontrato Fairtrade e gli importatori del commercio equo. Certificando con il marchio Fairtrade la loro produzione, hanno ottenuto un prezzo minimo stabile (che si adegua al prezzo di mercato quando è più alto) e un premio Fairtrade che la cooperativa in assemblea decide come spendere: per migliorare il salario dei lavoratori, per le scuole della comunità, per garantire la formazione di produttori e addetti, ma anche per migliorare la qualità del prodotto.

Per questi produttori, entrare nella certificazione Fairtrade ha significato anche attenzione all’ambiente e alla salute: la lista delle sostanze chimiche bandite per i prodotti certificati è molto lunga e continuamente aggiornata. Dove non c’è biologico c’è lotta integrata e quindi il divieto di uso di sostanze potenzialmente nocive.

Fairtrade è libertà, dialogo, sostenibilità e soprattutto, possibilità per i produttori di prendere in mano le loro vite”, conclude Diomedes Rodriguez, membro di Coobana.

[photo credits: James Rodrìguez – Mimundo]

by Benedetta Frare