22 Gennaio 2020

Biologico, abitare il paesaggio

La visione della Terra come di un’astronave lanciata nello spazio può sembrare una metafora. Invece è letterale: siamo su un minuscolo grumo di terra che quasi casualmente ospita la vita. Perciò conoscere la Terra, vuol dire conoscere la terra: il suolo che ci nutre è la casa che abitiamo. C’è una categoria di persone che questa cosa la capisce meglio di tutti gli altri, perché la vive con il corpo prima che con la mente, da decine di migliaia di anni: sono gli agricoltori. È a una di loro quindi che ci siamo rivolti per afferrare il filo che lega biologico, abitare e paesaggio. Maria Desiante coltiva soprattutto cereali, tra questi il grano duro (Senatore Cappelli) e il farro concorrono alla produzione di pasta biologica ALCE NERO.
“Rappresento la quarta generazione di una famiglia di agricoltori e lavoro a Gravina di Puglia. Se mi fermo a guardare i miei ettari di terra coltivati a grano, orzo, avena e legumi, mi è difficile pensare che ci sia stato per me un tempo diverso da quello dettato dai ritmi delle stagioni”. Maria studiava all’università, ma dopo un grave lutto prende in mano la masseria di famiglia, e la cambia.

Le sue coltivazioni sono tutte in bio?

Sì, dal 2005: seguiamo il regolamento Ce, non utilizziamo prodotti chimici o di sintesi e rispettiamo le rotazioni colturali. In base alle rotazioni e alle caratteristiche specifiche del nostro terreno, utilizziamo sementi non conciate chimicamente e apportiamo sostanza organica non bruciando le stoppie.

Cosa significa questa scelta a livello pratico?

Il biologico ha rappresentato una grande sfida. Coltivare in biologico significa dover sottostare all’imponderabile, piegarsi alla volontà della natura e adeguarsi ai suoi bisogni. Non c’è mai un’annata uguale a un’altra, non si può prevedere con assoluta certezza come andrà un raccolto.

Questo comporta un cambiamento di atteggiamento nei confronti della Terra, oltre che della terra?

Terra, per me, è intesa come coltre per la vita, e non solo come pianeta Terra. Siamo ospiti di questo mondo che prima di tutto è fatto di natura, luce dei nostri occhi e cura del nostro animo. Non puoi apprezzare la vita se non tuteli colori, luci, odori, suoni, consistenze e percezioni: ecco dove entra in gioco il paesaggio.

Il biologico è anche bello oltre che buono? Le coltivazioni hanno un impatto positivo anche a livello paesaggistico ed estetico?

Il biologico è bello perché dietro ha la vita e le persone; è buono, sicuramente, perché la pianta per sopravvivere deve combattere contro l’imprevedibilità del tempo meteorologico. Il biologico rende la terra e i suoi abitanti più vivi e crea un equilibrio sano tra agricoltura e la natura.

Entro qualche anno i 2/3 delle persone del mondo vivranno in città, e produrranno i 2/3 delle ricchezze. Ma tutti per sopravvivere avranno bisogno di mangiare, facendo affidamento sull’agricoltura e sulla terra. Qual è il punto di vista di chi invece quella terra la coltiva e la abita? Della minoranza chiamata a nutrire la maggioranza?

Abbiamo vissuto, a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, un periodo in cui i prodotti agricoli non avevano il giusto valore economico e il sistema bancario nella sua funzione di concedere prestiti si rivolgeva ad altri settori. Ieri come oggi ci ritroviamo ad essere definiti folli. Anni fa continuavo a ripetere a mio padre: «Ma come fanno a non capire che tu produci qualcosa che serve a nutrire le persone?». Oggi mi ripeto quella stessa domanda, pensando alla tecnologia che avanza vorticosamente e al fatto che nessuno si ferma a pensare che l’agricoltura è il fondamento della vita.

by che-Fare