17 Aprile 2019

Ci sono nuove sul glifosato

Da Bologna a San Francisco, la morsa intorno al glifosato si fa sempre più stretta. Se da un lato le conferme scientifiche sembrano non lasciar spazio a dubbi sugli effetti dell’erbicida, dall’altro è arrivata la prima sentenza federale negli Stati Uniti che ha condannato Monsanto a risarcire un lavoratore.

I dubbi sugli effetti negativi del glifosato sulla salute stanno sparendo, uno ad uno. Ogni giorno che passa, sono sempre più numerose le notizie di ricerche e sentenze che fanno chiarezza sui danni che l’erbicida più usato al mondo, in agricoltura e non solo, causa allo sviluppo e al sistema riproduttivo. Ne cito due in ordine di tempo.

La ricerca
La prima arriva dall’Istituto Ramazzini di Bologna, specializzato sullo studio e il controllo dei tumori e delle malattie ambientali. Un comunicato diffuso il 12 marzo fa il punto su un nuovo studio che mostra come “l’esposizione ad erbicidi a base di glifosato, incluso il Roundup, ha causato diversi effetti sullo sviluppo e il sistema riproduttivo in ratti, sia maschi che femmine, esposti a dosi attualmente considerate sicure negli Stati Uniti”. L’esposizione al glifosato “è stata associata ad alcuni effetti androgeno-simili, incluso un aumento statisticamente significativo della distanza ano-genitale, sia nei maschi che nelle femmine”.

La pubblicazione, la quarta di una serie di articoli che fanno parte di una fase pilota rispetto all’obiettivo di dar vita a uno studio globale sul glifosato, è stata realizzata con la collaborazione di partner scientifici di alto livello, come l’Università di Bologna, l’Ospedale San Martino di Genova, l’Istituto superiore di sanità, l’Università di Copenaghen, l’Università federale del Paraná, in Brasile, e altre due università degli Stati Uniti.

La sentenza
La seconda notizia, invece, è di stampo giuridico e arriva proprio dagli Stati Uniti. Un tribunale, per la prima volta federale, ha condannato la Monsanto, ora di proprietà del gruppo tedesco Bayer, a risarcire con 80,8 milioni di dollari (circa 71,8 milioni di euro) i danni causati a Edwin Hardeman che è stato a stretto contatto con il glifosato per lavoro, per trent’anni. Oggi ne ha settanta ed è affetto da un linfoma non Hodgkin. Si tratta della seconda condanna per Monsanto dopo quella arrivata l’agosto scorso quando l’azienda era stata condannata da un tribunale ordinario a versare in primo grado un risarcimento di 289 milioni di dollari (poi ridotto a 78 milioni) a Dewayne Johnson, un giardiniere affetto dalla stessa patologia di Hardeman.

Queste due notizie sembrano essere solo l’inizio di una serie di eventi che potrebbero scatenarsi nei prossimi mesi. L’Istituto Ramazzini ha in animo di raccogliere 5 milioni di euro, anche grazie a una campagna di crowdfunding, per finanziare il più grande studio integrato a lungo termine sugli effetti del glifosato. Mentre solo negli Stati Uniti sono più di 11mila i processi aperti contro Monsanto.

by Tommaso Perrone