27 Giugno 2019

D come desiderare

Desiderare, un verbo che amo alla follia, non esiste stimolo migliore per imparare! Il desiderio cambia completamente il punto di vista di ogni insegnante, genitore ed educatore, di ogni adulto che si avvicina ad un bambino. Se preso seriamente in considerazione, il desiderio permette di stimolare veramente l’apprendimento del bambino e la conoscenza del mondo, di sé, degli altri, delle relazione e della scuola.

Già dai primi momenti dovremmo tutti interrogarci sui desideri dei bambini, perché un bambino che desidera imitare mamma e papà, abbozzerà il suo primo sorriso, porterà il cucchiaio alla bocca con naturalezza per il desiderio di fare come i grandi e non perché gli è stato imposto. Un bambino che desidera raggiungere la sua mamma seduta per terra davanti a lui approccerà i primi passi per cadere tra le sue braccia. Un bambino sicuro dell’amore di casa e che desidera scoprire la bellezza dell’altro, della condivisione e dell’autonomia, supererà il distacco dalla famiglia con meno difficoltà rispetto a “ci sono andati tutti a scuola e ci vai pure tu” oppure “mamma e papà lavorano e quindi tu devio andare a scuola per forza”. Potrei continuare per ore con esempi di questo tipo, ma il punto è che i bambini devono desiderare di imparare, devono desiderare per imparare, altrimenti non avranno lo stesso risultato e sarà più faticoso, meno naturale, meno spontaneo, meno efficace.

Per me questa è stata un’illuminazione, sembra banale, lo so, eppure come mamma, ma soprattutto come educatrice, ho compreso che se voglio approcciarmi con efficacia ai bambini che incontro devo suscitare in loro il desiderio di fare, di sapere, di capire, di provare, di apprendere, di crescere. Basta una semplice domanda, “come posso suscitare il suo desiderio di fare questa cosa?”, e la magia si compie, la creatività, la spontaneità e il divertimento si attivano, insieme all’assenza di giudizio, al rispetto dei tempi e alla realizzazione di progetti vincenti.

Provateci ogni volta che state con il vostro bambino e invece di incitarlo a fare una cosa nuova, domandatevi come potreste farglielo desiderare, perché diventi suo, perché sia lui il protagonista attivo del suo apprendimento.

Anche a scuola, ogni volta che deve studiare un nuovo argomento, entrate nel suo mondo e chiedetevi cosa potrebbe attivare il suo interesse e quindi il desiderio di imparare, con l’ironia, il gioco e soprattutto, con situazioni che lo vedano attivo nella sua vita quotidiana. Con alcuni bambini mi è capitato di parlare di piadina romagnola, polenta, pesto genovese, cannoli siciliani e tante altre specialità per definire le prime caratteristiche delle regioni italiane, poi le altre si sono aggiunte successivamente con naturalezza, piuttosto che del tragitto che la puzza e il rumore della puzzetta del cane fa nel corpo per studiare gli organi di senso. Tra risate e gioco, quel bambino ha imparato ogni definizione e mi ha detto “è vero che l’impulso arriva immediatamente al nostro cervello perché io scappo sempre, quando succede”.

Non scrivetemi che pensate sia impossibile fare questa cosa in ogni situazione, perché vi potrei stupire con milioni di esempi, bisogna solo attivare la fantasia e pensare come un bambino, desiderando di entrare nel suo mondo!

by Tata Simona