30 Dicembre 2019

Ho camminato 6 giorni lungo la via degli dei: ecco cosa ho imparato

A settembre ho percorso la via degli dei: un cammino che da Piazza Maggiore, Bologna arriva in 6 giorni in piazza della Signoria a Firenze attraverso l’appennino tosco emiliano.

Ho deciso di partire con un viaggio organizzato da Destinazione Umana e che si rivolgeva a donne che avessero voglia di camminare insieme ad altre donne: ecco come la nostra è diventata la via delle dee.

Emozione, curiosità, paura di non farcela (tanta salita, tappe da circa 23 chilometri al giorno) e una buona dose di incoscienza: con questi presupposti mi sono aperta alla viandanza, a nuove amicizie e a conoscere me stessa coordinando il ritmo dei passi con quello del cuore.Ecco cosa ho imparato.

Siamo troppo concentrati sugli ostacoli futuri
Ogni mattina la nostra guida ci mostrava, lungo la linea del crinale appenninico, dove avremmo dormito quella sera: il dito puntava lontanissimo e mi sembrava impossibile riuscire a raggiungere quel puntino con le mie gambe.
Ogni sera guardavo da dove ero partita e insieme allo stupore e alla stanchezza, mi riempivo di fiducia e gioia: ce l’avevo fatta, ero arrivata, il santuario bolognese di San Luca si allontanava sempre di più.

Al terzo giorno ho smesso di guardare il dito della guida che puntava al traguardo e ho cominciato ad assaporare il momento in cui mi sarei voltata verso i chilometri percorsi: e se fosse l’ansia di non farcela a bloccarci dal farcela? E se cominciassimo a guardare di più a ciò che abbiamo raggiunto fino a questo momento invece di concentrarci sulla fatica che dobbiamo ancora fare?

Penso spesso alla curva degli appennini, a quel dito puntato davanti a me e alla sensazione di togliere gli scarponi e contare i chilometri e le salite affrontate fino a quel momento, più motivanti di quelle che avrei affrontato il giorno successivo.

La lentezza non è sinonimo di inefficacia
Camminare impone un ritmo lento, camminare insieme ad altre persone impone un ritmo condiviso. La lentezza diventa, lungo un percorso che dura una settimana, una chiave con cui affrontare, passo dopo passo, quel che arriva: i pensieri cominciano a scorrere fluidi ma lentamente, intonandosi ai passi e i momenti di silenzio si intervallano a quelli dell’ascolto dell’altro e della chiacchiera. L’ansia della performance sfuma e lascia il posto alla necessità di risparmiare energie per usarle al momento giusto e allo sguardo che si nutre di piccoli dettagli. La lentezza di un cammino itinerante mi ha permesso di scoprire la bellezza dei dettagli che portano alla nascita delle idee migliori.

Il cammino degli dei

Le relazioni si nutrono di condivisione
“Viaggiare fianco a fianco, camminare insieme, regolare il proprio passo su quello dell’altro, parlarsi guardando la stessa strada oppure lo stesso paesaggio.”

Ho portato con me il libro L’arte di perdere tempo e ogni tanto lo leggevo a voce alta, durante qualche sosta.

Questa frase, tra le tante perle, l’ho sentita risuonare profondamente: durante i cammini si parla in un modo diverso, paritario, e si impara a condividere spazi ed emozioni.
A volte chiedi all’altro solo un sorso d’acqua o di farti da palo mentre ti apparti dietro un cespuglio perché scappa. Nella vita adulta sono poche le occasioni in cui possiamo liberarci dalle sovrastrutture e di solito è un modo per ritrovare la propria autenticità.

Anche la leggerezza del pensiero nutre il pensiero
Di solito rimuginiamo su tutto mentre durante lunghe giornate in cammino il cervello si assesta su frequenze diverse ed entra in connessione profonda con i ritmi della natura.

Per 6 giorni i pensieri sono stati come lampi e le mie esigenze erano – soprattutto – primarie: arrivare alla fine della giornata senza vesciche ai piedi, riuscire a finire una salita difficile e trovare qualche impronta di animale. Pensavo che il cammino sarebbe stato un susseguirsi di pensieri profondissimi mentre quel che ho imparato è arrivato più come un lampo improvviso: la leggerezza del pensiero nutre la creatività e a volte non serve affatto passare troppo tempo ad analizzare, dividere, moltiplicare, basta ascoltare.

Ripartirei domani per un nuovo cammino e mentre sono avviluppata, come tutti, negli impegni fagocitanti dell’inverno, ogni tanto rivivo qualche sensazione che mi porto dentro, rileggo il diario di quei giorni e mi ricordo che – prima di tutto – camminare significa imparare!

 

 

by Francesca Sanzo