05 Giugno 2019

Il ritorno in Calabria di Sebastiano

«Le clementine migliori al mondo nascono qui».

Prosegue il viaggio nei mestieri del biologico insieme a Giampaolo Colletti, giornalista e fondatore della job-community wwworkers. Lo abbiamo chiamato “wwworkers dal cuore verde” perché in fondo i lavori che andremo a raccontare sono fatti di competenza, conoscenza, gioco di squadra e tanto, tantissimo cuore.

ROSARNO – La vita è fatta di andate e ritorni. E i ritorni spesso hanno il sapore dolce e zuccheroso delle clementine baciate dal sole, quelle che crescono copiose nelle valli calabresi che si affacciano sul porto di Gioia Tauro. In questo caso il ritorno è quello di Sebastiano Navarra, 56enne nato a Rosarno, in tasca una laurea in scienze agrarie e un curriculum agricolo di tutto rispetto. Nel suo percorso di vita e di lavoro ci sono gli studi a Firenze e poi il ritorno nella sua amata Calabria. «Qui c’era tanto lavoro da fare e così ho deciso di tornare», racconta Sebastiano, che da tempo gestisce l’azienda di famiglia, una tradizione decennale di vivaisti. «Il mio ritorno è stato legato anche a finanziamenti sull’imprenditoria giovanile: qui tanti anni fa ho messo in piedi un vivaio di produzione di piante per gli agricoltori: lavoriamo l’olivo, gli agrumi e piante che vengono consegnate a chi lavora poi la terra».

Anche nella storia della famiglia di Sebastiano ci sono viaggi, partenze, ritorni. Perché dalla Sicilia il suo papà è arrivato in Calabria negli anni ’50. «Ecco perché oggi porto avanti questa impresa di seconda generazione, un’azienda agricola convertita in biologico nei suoi quattro ettari di terra», racconta Sebastiano, amministratore delegato del vivaio Nailma e responsabile tecnico della cooperativa nata nel 2006 “I frutti del Sole”, sessanta soci tutti distribuiti nella zona di Rosarno e nei comuni limitrofi, in un raggio di una trentina di chilometri. La regina di quest’area geografica è la clementina Igp. «Ne produciamo 250 quintali per ettaro, 9 mila quintali all’anno. Il prodotto è destinato all’Italia e all’estero. Il 90% del prodotto è legato alla cooperativa agricola veronese La Primavera, cooperativa di cui io sono consigliere e realtà associata legata ad Alce Nero».

Sebastiano, che tipo di lavoro portate avanti?
«Siamo ancorati alla terra, ci dedichiamo tutte le energie. Ma la gestione dell’irrigazione è tecnologicamente avanzata, con sistemi di controllo dell’umidità del suono. In questo modo riusciamo a leggere lo stato di salute degli agrumeti».

Che cosa si coltiva prevalentemente da voi?
«La nostra è certamente un’area agrumicola, ma da qualche anno si producono kiwi e poi si fa un olio extra vergine di oliva di estrema qualità. Siamo a due passi dal mar Tirreno, quindi il terreno è tendente all’argilloso, ottimo per la coltivazione. Anche per questo ci fregiamo dell’IGP».

Avete unito le forze: perché?
«Abbiamo formato dieci anni fa una cooperativa di produttori biologici. Ora siamo in sessanta soci distribuiti su un raggio d’azione di diversi chilometri. E pensare che siamo partiti in cinque. L’alleanza funziona perché oggi muoversi da soli non conviene, non si va da nessuna parte».

Cosa favorisce il gioco di squadra?
«Il vantaggio della cooperativa è che raccoglie le varie professionalità del territorio per presentarsi uniti sul mercato. Tutto questo crea valore. Così siamo più propensi a condividere, a confrontarci in modo costante. E poi in questo modo raggiungiamo più massa critica per parlare a livello nazionale».

Siete a Rosarno, terra spesso alla ribalta delle cronache nazionali…
«La nostra è una terra multietnica con una serie di difficoltà di integrazione. Ma siamo meglio di come ci dipingono. Basti pensare che nella nostra cooperativa siamo sessanta lavoratori e per il 70% di colore. C’è integrazione per davvero. Facciamo parte di “SOS Rosarno”, rete che ha l’obiettivo dell’integrazione con gesti concreti: cerchiamo di trovare le case per le persone che arrivano da fuori Italia, abbiamo organizzato i trasporti, abbiamo contribuito a mettere in piedi un container dove si fa scuola di italiano, abbiamo comprato i gruppi elettrogeni e siamo in contatto con gruppi solidali di acquisto. In fondo proteggiamo il lavoro secondo le regole e una corretta redistribuzione. Diciamo che non stiamo fermi e ci siamo presi per mano, partendo dal lavoro».

by Giampaolo Colletti