27 Maggio 2019

Il viaggio da nord a sud di Giordano

«Mi sono innamorato della Sicilia. Qui facciamo rete per crescere e migliorarci»

Prosegue il viaggio nei mestieri del biologico insieme a Giampaolo Colletti, giornalista e fondatore della job-community wwworkers. Lo abbiamo chiamato “wwworkers dal cuore verde” perché in fondo i lavori che andremo a raccontare sono fatti di competenza, saperi, gioco di squadra e tanto, tantissimo cuore.

RAGUSA – C’è un giovane imprenditore vitivinicolo che un bel giorno di una quindicina di anni fa ha deciso di fare un viaggio nel sud-Italia, innamorandosene. Così Giordano Fasoli, 37enne nato a Verona, ha deciso di mettere su famiglia e impresa nelle terre della Sicilia baciate dal sole. Siamo tra Donnalucata e Scicli, nelle aree note ormai al mondo intero anche perché è qui che Montalbano compie le sue gesta. «Questa è una terra con un potenziale enorme, abitata e lavorata da gente per bene. Sono felicissimo di essere qui», racconta Giordano, una formazione tecnica in agraria, un percorso professionale orientato al vitivinicolo nell’azienda di famiglia e poi la scelta di abbracciare l’ortofrutta. Così Giordano ha fondato a Marsala la cooperativa Kore. «Produciamo la melagrana chiccosa e poi anche mango e avocado e insieme a Terre del Sud siamo partner di Alce Nero», precisa Giordano. I suoi sono ortaggi biologici di qualità: centosessanta ettari coltivati a carote, zucchine, melanzane. Una produzione siciliana che il mondo ci invidia. Siamo a Ispica, sedicimila anime nel ragusano. Qui Giordano ha deciso di fare squadra con altri agricoltori, diventando di fatto amministratore delegato di Terra del Sud, consorzio che raggruppa milleducento ettari, settecento in biologico. I volumi bio registrano trentamila quintali di zucchine e carote, circa cinquemila di pomodori, duemila di melanzane. Tutti prodotti destinati soprattutto ai mercati di Austria, Francia, Germania, Danimarca. «La nostra area produttiva va da Pachino fino a Marina di Ragusa, quindi dalla collina alla zona costiera dove ci si concentra sugli ortaggi».

Giordano, cosa avete deciso di fare?
«Facciamo sistema con una decina di colleghi agricoltori biologici, tutti della provincia di Ragusa e Marsala. Siamo una società consortile e produciamo anche melograno, tipica coltura della macchia mediterranea, nello specifico il marchio Chiccosa per Alce Nero».

Da Verona alla Sicilia per un progetto di filiera. Ne valeva la pena?
«Eccome. Abbiamo messo in relazione e in affari più agricoltori, lavorando su un cambiamento culturale che ha fatto del bene a tutti noi. In questo modo cerchiamo di condividere esperienze, progettualità, anche preoccupazioni per una agricoltura necessariamente più sostenibile».

A proposito di agricoltura, parlate di biodinamica…
«La biodinamica la stiamo sviluppando anche a Vittoria. Ed è una agricoltura sostenibile e vera. In questo modo si interviene più sul suolo con una maggiore sensibilità, cercando di avere più rispetto per la terra. La biodinamica è una integrazione al biologico e cerca di comprendere il legame viscerale proprio con la terra».

C’è un ritorno all’agricoltura e al lavoro nelle terre del sud?
«Sono scappati tanti giovani dalla Sicilia e dal lavoro nei campi. Chi è rimasto è diventato professore, avvocato, commercialista, perdendo il legame con la terra. D’altronde il pomodoro sta soffrendo, non è semplice oggi portare avanti questo tipo di coltura. Ma con questi nuovi progetti di filiera sul frutticolo abbiamo respirato una nuova energia».

La riscossa passa dal gioco di squadra?
«La rete è la chiave per scalare, per crescere, per migliorare. Parliamo di alleanze di piccole realtà con un sistema che può portare reddito. Così alcune scommesse innovative su mango, avocado, zenzero – coltivazioni di nicchia ma che danno soddisfazione – le stiamo vincendo».

Per il futuro cosa avete in mente?
«L’obiettivo è crescere ancora e favorire le conversioni verso il biologico. D’altronde l’agricoltura sta andando verso un orientamento sostenibile e noi siamo pronti ad affrontare questo cambiamento da protagonisti».

Qual è la lezione che avete compreso da questa alleanza?
«Andare in solitaria non conviene più. Ecco perché quei giovani ventenni che si avvicinano a questo mondo lo fanno in un’ottica di aggregazione. Tutto questo è un cambio di passo rispetto al passato. Soprattutto i piccoli capiscono che occorre fare aggregazione perché si faccia la differenza».

by Giampaolo Colletti