11 Marzo 2019

La Dieta Fodmap e le infiammazioni croniche dell’intestino

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è un comune disturbo gastrointestinale (GI) che colpisce moltissime persone ed è caratterizzata da sintomi gastrointestinali come gonfiore e distensione addominale, flatulenza, alterazioni delle abitudini intestinali (diarrea e/o stitichezza). Questi sintomi possono creare ansia e stress, interferire con orari impegnativi e possono compromettere la vita di tutti i giorni. La patologia sottostante di IBS non è ben compresa e vari sono i fattori che possono scatenare sintomi.

Un gruppo di ricercatori australiani della Monash University qualche anno fa, ha ideato una dieta per il trattamento di questi sintomi che è nota come Dieta Fodmap. I Fodmap sono un grande gruppo di zuccheri comunemente presenti negli alimenti, e l’acronimo inglese sta per Oligosaccaridi fermentabili, Disaccaridi, Monosaccaridi e Polioli. I più comuni negli alimenti sono fruttosio, presente nella maggior parte di frutta e verdura, lattosio presente in latticini come il latte, e formaggi freschi.

Fruttani: si trovano in molte verdure e cereali.

Galattani: sono principalmente nei legumi.

Polioli: alcoli di zucchero come sorbitolo e mannitolo presenti in gomme da masticare, ma si trovano anche naturalmente in vari tipi di frutta e verdura.

I Fodmap si differenziano anche in due sottogruppi, in quanto fruttosio, lattosio, e polioli, sono parzialmente assorbiti, mentre come fruttani e galatto-oligosaccaridi (GOS), non sono assorbiti. Sebbene non siano la causa di IBS, molti studi hanno dimostrato che chi segue una dieta fodmap ha uan remissione dei sintomi fino al 65% di remissione dei sintomi.

Come funziona una Dieta Fodmap? Innanzitutto è necessario specificare che è importante farsi seguire da uno specialista perché venga applicata in modo corretto, e prevede tre fasi:

Fase 1 – Eliminazione/Riduzione: per 3-8 settimane (a seconda di come si risponde) si escludono rigorosamente tutti gli alimenti ad alto contenuto di Fodmap dalla propria dieta.

Fase 2 – Reintroduzione/Rechallenge: si reintrodurrà ciascun gruppo Fodmap uno alla volta per vedere cosa scatena i sintomi. Ad esempio, è possibile reintrodurre il fruttosio per tre giorni. Se non si hanno sintomi, è possibile reintrodurre il lattosio e così via.

Fase 3 – Modificata/Adattata: una volta identificati i Fodmap trigger, si saprà cosa si tollera e cosa no. È quindi possibile utilizzare queste informazioni per personalizzare la dieta.

Consigli per una dieta a bassi Fodmap

– Frutta: fragole, banane, mirtilli, uva, melone invernale, ananas, arance e kiwi.

– Verdure e ortaggi: spinaci, carote, peperone, melanzane, pomodori, zucchine e patate, peperoni, melanzane, fagiolini, zucca.

– Latticini: formaggi stagionati, tra cui parmigiano e yogurt senza lattosio, kefir.

– Qualsiasi tipo di carne bianca (pollo, tacchino), pesce.

– Frutta secca e semi oleosi: noci, mandorle, arachidi, noci pecan, pinoli, noci di macadamia e semi di sesamo in piccole quantità.

– Cereali: riso.

– Zuccheri: saccarosio (zucchero di canna integrale) sebbene sia preferibile ridurre l’uso.

by Renata Alleva