29 Marzo 2019

La furiosa di Ferrara: tra bici, strade bianche, territorio (e cadute).

Sabato 23 marzo è stato il momento della Furiosa di Ferrara, una ciclo-storica su un percorso di cinquantacinque chilometri tra le campagne e le Delizie degli Estensi, nell’ambito della Gran Fondo del Pò.

La passata edizione l’avevo sfiorata, quest’anno non potevo mancarla. È stata una bellissima occasione per scendere in cantina e rispolverare la mia amata bici Legnano anni 70, dopo l’incredibile esperienza all’Eroica di Gaiole in Chianti 2018, la regina delle ciclo-storiche. Sì, le ciclo-storiche, un mondo meraviglioso.  Si chiamano così perché si affrontano con “le bici vecchie”, quelle di prima dell’87. Sono bici che chiamiamo vintage, ma con le quali qualcuno osa ancora tentare le imprese. Alcune di queste andavano male da nuove, figurati oggi! Comunque via, con qualche adeguamento per garantire la sicurezza, tra incontaminate strade bianche, canali e residenze antiche!

Le ciclo-storiche sono quelle in cui pedali con la maglia di lana, quelle di Bottecchia, Girardengo, sulle quali appunti con le spillette il numero di gara. Sono quelle che ti trasmettono una sensazione di altri tempi, un’esperienza unica: si pedala per il gusto di stare insieme condividendo la strada e i prodotti tipici del luogo (posizionati con cura ai ristori lungo il percorso) e si promuove la cultura sportiva del ciclismo e, in modo piuttosto originale, il territorio dove l’evento viene organizzato.

La Furiosa ci ha confermato una volta di più tutto questo.  Una partenza epica da Piazza Trento Trieste, a fianco del Duomo di Ferrara, ci ha riportato con il pensiero ad una vera tappa di un Giro d’Italia d’annata, il proseguo poi sviluppato tra scenografici paesaggi, vallate, meravigliosi ristori in cascine storiche e un pranzo all’arrivo nelle “segrete del Castello Estense” davvero delizioso, sontuoso, pantagruelico! Secondo voi, potevo dire di no ad un bel bicchiere di vino e ad uno stinco condiviso con i “furiosi” con cui hai pedalato per oltre quattro ore? (c’erano tante cose gustose anche per chi non mangia carne!). Il bello delle ciclo-storiche è nei partecipanti.  Ci si perdona tutto: quando si litiga con i pedali che non riesci ad infilare, quando il cambio salta per la quarta volta oppure quando assaggi la ghiaia da vicino nella più classica delle cadute. In ogni caso non temere, per qualsiasi difficoltà, qualcuno del gruppo si fermerà per sistemarti la bici, darti una pacca sulla spalla e rimetterti in pista. Alle ciclo-storiche nessuno scappa verso il traguardo, c’è il gruppo che ti aspetta, che ti sostiene e che ti “scorta” all’arrivo se proprio non ne hai più. Non esiste un primo classificato e non esiste una maglia nera: c’è solo la sana voglia di stare insieme godendo della bellezza di un sano spirito e di un fantastico territorio. Io alla prossima stai sicuro che ci sarò e lo faremo alla regina delle ciclo-storiche: l’Eroica di Gaiole in Chianti la prima domenica di Ottobre, come da tradizione, e la mia Legnano sarà li ancora una volta ad aspettarmi!

by Davide Mazzocco