18 Gennaio 2019

La gravel: una bici diversa, che ti fa riscoprire emozioni e luoghi fantastici

In bici sono sempre andato volentieri. Amo attraversare la città pedalando perché provo sensazioni che mi fanno stare bene, sarà per l’andamento rilassato o per la possibilità di arrivare con facilità ovunque.

Pedalare è per me la massima espressione del fare qualcosa di sano per la mia vita e di sostenibile per la mia città. Ma la bici ha tante sfaccettature. Oltre a quella più filosofica, che risveglia solo a parlarne lo spirito entusiasta del bambino, ve ne sono tante altre e non sempre altrettanto confortevoli.

Vogliamo parlare ad esempio della fatica? Sì, la bici, soprattutto per chi la vive con gli occhi della prestazione, può diventare un vero e proprio calvario, un mezzo che non fa sconti, che aumenta il livello di imprecazioni verso sé stessi ripensando a quel giorno che maledettamente hai deciso di voler scalare quell’asperità o hai pensato di darti quell’obiettivo tanto sopra le tue possibilità. Devo ammettere che fare le corse contro il cronometro o pedalare per tante ore, non mi ha mai entusiasmato, anzi ho sempre guardato con distacco questo modo di vivere la bici. Tanti, troppi chilometri, le salite con pendenze “illegali”, le pulsazioni fuori soglia…aspetti questi che non hanno mai fatto breccia in me. Poi, grazie a riaffiorati ricordi, consapevolezze acquisite e a un nuovo tipo di bici, qualcosa è cambiato.

Vi racconto, partendo da un affettuoso ricordo d’infanzia: mio nonno ed io bambino che guardavamo alla tv i super eroi della bici d’altri tempi, quelli che trionfavano alle grandi classiche, quelli che non avevano paura della polvere, del fango, della pioggia. La sensazione che provavo per loro era fascino: pedalavano come pazzi certo, ma per me erano guerrieri epici. Crescendo ho poi scoperto che viviamo in un Paese bellissimo, caratterizzato da un fantastico territorio che presenta tantissime possibilità di pedalare alla scoperta di magnifici paesaggi incontaminati, lontano dal traffico, dal rumore e dallo smog. Ogni regione ospita più di un luogo dove pedalare equivale a produrre magia. È così che ho capito che i miei ricordi di bambino e la consapevolezza del “dove vivo” si potevano connettere sotto il denominatore comune della passione, della fatica che ripaga pedalando in sella alla mia bici gravel.

Gravel, sì. Prendete una bici da corsa, immaginateci un telaio un po’ più allungato per renderlo più comoda, considerate di montare ruote un po’ più larghe, dotate di copertoncini tassellati ed avrete una gravel: una bici in grado di comportarsi bene sia su asfalto che sulle mitiche strade bianche. Grazie alle bici gravel, ho riscoperto così il fascino per le lunghe pedalate, che sono le mie imprese, e la curiosità per un ciclismo che ti porta ad esplorare luoghi sconosciuti e nuove emozioni. (Vi ho parlato qui, della mia prima e fantastica partecipazione all’Eroica). Alle bici gravel corrisponde poi un mondo a cui sento di appartenere, un mondo dove non c’è cronometro, dove non c’è un giusto abbigliamento, dove puoi essere te stesso, dove pedalare parlando, diventa un acceleratore per conoscersi ancora meglio, dov’è bello fermarsi un secondo a metà percorso per condividere tempo.  Sì, perché anche dallo stile gravel, è confermato che andare in bici è ancora più bello se puoi farlo insieme a qualcuno, godendoti il territorio meraviglioso che ci circonda: fare fatica per il gusto di farla ed essere ripagati con la preziosa moneta della soddisfazione.

Torniamo allora a percorrere le nostre bellissime strade bianche: partiamo da casa e raggiungiamo pedalando liberi la campagna! Abitiamo il tempo e avventuriamoci su nuovi percorsi preservando sempre la nostra capacità di entusiasmarci! Viva la gravel e la sua filosofia!

by Davide Mazzocco