25 Giugno 2020

Le emozioni

Perché si parla tanto di educazione alle emozioni? Perché i bambini non riusciranno a creare una visione di sé, del mondo e degli altri, positiva, reale e supportante se prima non avranno imparato a riconoscere, definire e, solo in ultimo, gestire le proprie emozioni.

Spesso diamo loro messaggi incoerenti, a volte proviamo delle emozioni, ma le mascheriamo per paura di ferirli, ma in questo modo creiamo solo confusione e chiusura, oltre a instillare in loro la convinzione che esistono emozioni positive ed emozioni negative che vanno represse.
In un bambino piccolo che identifica alcune espressioni (fronte corrucciata, spalle chiuse, voce tremante, scarsa tonicità…) con delle emozioni, nel momento in cui chiede alla mamma o al papà se sono tristi e questi negano per non “preoccuparli” si innescano reazioni di confusione e smarrimento. Quel bambino non sarà più sicuro che determinati atteggiamenti siano i segnali di una specifica emozione e si allontanerà sempre di più dalla possibilità di riconoscerla, quindi esprimerla e di conseguenza gestirla, oltre alla scarsa empatia che questa condizione comporta.

Se non sono in grado di riconoscere un’emozione come posso comprendere cosa provano gli altri?

Per questo motivo ho pensato di costruire con Mattia, quando aveva tre anni, il cubo delle emozioni.
Abbiamo osservato insieme cosa succede al corpo quando si prova una determinata emozione: giocando abbiamo “classificato” i vari atteggiamenti abbinandoli alle emozioni, poi abbiamo iniziato a riconoscerle negli altri, attraverso l’osservazione di foto, video, cartoni e persone, infine le abbiamo mimate. Ho fotografato Mattia mentre le mimava e, dopo aver stampato le foto, le abbiamo attaccate ad un cubo di cartone. Quel cubo è diventato indispensabile per parlare con lui di sentimenti ed emozioni, di paure e desideri: ogni volta che era in difficoltà, andavo a prenderlo e gli chiedevo di cercare l’emozione che lo rispecchiava in quel momento e di nominarla, poi sceglievamo insieme come gestirla e dopo le coccole, il pianto, la corsa o i pugni al cuscino gli chiedevo di rivedere il cubo e cercare l’emozione del momento, se era cambiata festeggiavamo, altrimenti ricominciavamo da capo.

É stato prezioso e illuminante, quando ho iniziato a farlo non immaginavo che gli avremmo attribuito tanta importanza. A volte Mattia mi chiedeva di giocarci, così prendevamo il cubo lo lanciavamo in aria e mimavamo l’emozione che veniva sorteggiata.

Vi assicuro che questo ha permesso a Mattia di riconoscere e nominare con sicurezza le emozioni, parlando più semplicemente dei suoi sentimenti, e a me di avere uno strumento per affrontare momenti faticosi.

Il nostro corpo è l’espressione della nostra anima, a volte ce ne dimentichiamo, ma se permettiamo ai nostri bambini di restare nella condizione di ascolto di sé stessi e degli altri, rispettando ed esprimendo ogni sentimento ed emozione, avremmo fatto davvero un buon lavoro.

Vi consiglio a cuore aperto di provare anche con i vostri bambini a costruire il “Cubo delle Emozioni”, è un’attività semplice e divertente che vi permetterà di entrare in sintonia, rafforzare il dialogo e appoggiarvi ad uno strumento efficace e familiare.
Rivedersi nei vari stati rende le emozioni un argomento conosciuto e affrontabile smorzandone la paura.
Ricordatevi che potete giocare con le emozioni, ma evitate di prenderli in giro, se li deridete allontanate la spontaneità di espressione: il messaggio per loro deve essere che ogni emozione è lecita e positiva se ben espressa, tenerla dentro la alimenta come un fuoco incontrollabile, esprimerla la rende gestibile e nostra alleata.

by Tata Simona