30 Gennaio 2019

Un post di Leonardo DiCaprio vale quanto 30 anni di informazione sul clima?

A Leonardo DiCaprio è bastato un post sul suo profilo Instagram per far conoscere agli italiani la portata della rivoluzione verde in corso a Milano: 3 milioni di nuovi alberi da piantare in città per contrastare i cambiamenti climatici. Il sindaco Sala ringrazia.

Solo quando lui, Leonardo DiCaprio – l’attore, il regista, l’ambientalista – ha condiviso un post sul suo account Instagram che conta quasi 30 milioni di follower, in Italia ci si è accorti davvero che il Comune di Milano insieme all’architetto Stefano Boeri, diventato famoso per il suo impegno per portare il verde in città, hanno deciso di piantare 3 milioni di nuovi alberi, una vera e propria foresta urbana che vedrà la luce entro il 2030. Le piante a dimora nel comune passeranno così da 10 a 13 milioni e saranno in grado di catturare fino a 5 milioni di tonnellate di CO2 l’anno, circa l’80 per cento di quella prodotta da Milano.

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#Regram #RG @greenmatters: Milan is the latest city to embrace “going green” in a major way. According to the ‘Associated Press,’ the Italian city revealed plans to plant 3 million trees by the year 2030. Some of their plans to make the metropolis more green include turning a no-longer-operating freight railway network into a series of park, planting trees in more than 2,000 schoolyards, and introducing greenery to 10 million square meters of flat rooftop. If successful, the plans could prove to have major benefits to the city and its citizens: Milan official estimate that increasing the number of trees by 30 percent will absorb an additional 5 million tons of carbon dioxide per year, and could potentially reduce temperatures in the city by 2 degrees Celsius. Click the link in bio to learn more about this project! #learngreen #livegreen #sustainability

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Eppure il progetto, a dir poco eccezionale, risale al maggio scorso quando l’assessore all’Urbanistica e al Verde Pierfrancesco Maran e il sindaco Beppe Sala decidono di sposare il progetto proposto da Boeri, già noto ai milanesi per il Bosco Verticale, e che di recente è stato tra i protagonisti proprio del primo Forum internazionale sulle foreste urbane (World forum on urban forests) che si è tenuto nella città di Mantova dal 28 novembre al primo dicembre su iniziativa della Fao, insieme al Politecnico di Milano e al Sisef.

Un evento che ha riunito oltre 400 esperti da 50 paesi per disegnare la città del futuro insieme a politici, giornalisti e semplici cittadini interessati a capire perché creare e gestire un’area verde all’interno di un contesto urbano è fondamentale per contrastare l’inquinamento e migliorare la qualità di vita. La presenza degli alberi in città, infatti, porta solo benefici a un costo irrisorio, se non addirittura gratis: riducono le emissioni di CO2 in atmosfera, puliscono l’aria dalle polveri sottili causate dal traffico e dal riscaldamento domestico, mitigano le ondate di calore sempre più frequenti. Una foresta urbana può portare anche a temperature inferiori di 5-6 gradi in estate evitando disagi gravi per le persone e l’ambiente. Fare tutto ciò senza alberi avrebbe un costo che le amministrazioni non sarebbero in grado di sostenere. Sarebbe un po’ come rimpiazzare le api nel naturale processo d’impollinazione. A che prezzo? Se solo fossimo più consapevoli di tutto ciò che gli alberi fanno per noi, ci renderemmo conto di quanto sia importante averne uno in ogni angolo delle nostre città.

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E allora ben venga se a farci capire tutto ciò è un personaggio come DiCaprio che gode di un’aura quasi mistica e ha un’influenza – nel senso originario del termine – impareggiabile sull’opinione pubblica di mezzo mondo. E quindi anche una capacità unica di far comprendere alle persone l’importanza di conoscere e affrontare le questioni ambientali. Non è un caso, dunque, se per la prima volta in 30 anni, il 28 per cento degli italiani vede proprio nei cambiamenti climatici la minaccia più grave a livello globale, molto più del terrorismo (fermo al 16 per cento) o della crisi economica (11 per cento). Chissà, forse una piccola parte del merito di questa aumentata consapevolezza va riconosciuta proprio al regista di Before the flood.

by Tommaso Perrone